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  I A I D O - KO-BUDO

 

 

 

" I A I D O "

 

 

 

 

"Sotto la spada levata vedi l'inferno;
ma passa oltre, va oltre;
e si apriranno le porte del paese felice".


 

 

 

        Non vi è forse paese al mondo dove la spada - quest'arma cavalleresca di tutte le epoche - abbia avuto a suo tempo una fama ed un onore paragonabili a quelli avuti in Giappone. Neppure in Inghilterra durante il Medioevo, quando alle spade venivano dati nomi propri ed attribuite virtù particolari.


        Alla spada era conferita un'importanza che esorbitava dai limiti della concezione comune. Tutte le classi sociali si sentivano attratte da uno strano fascino, ma più di tutte per il BUSHI, che significava l'inizio della sua vita di guerriero; ne segnava progressi e spesso era strumento della sua fine prematura.


        Due svolte  principali erano nella vita di un bambino nato od adottato dai BUKE; la prima era la cerimonia con cui riceveva la prima spada MAMORI-GATANA, che era una spada talismano, cui era fissato un borsello KINCHAKU portata dai bambini sotto i 5 anni. La seconda cerimonia che simboleggiava la sua accettazione come uomo tra gli uomini era il GAMBUKU. In questa occasione riceveva le sue prime vere spade e l'armatura; ed i suoi capelli venivano foggiati secondo lo stile usato dagli adulti.


        Da quel momento iniziava il vero addestramento che comunque si differenziava tra i nobili (che avevano più tempo per dedicarcisi) e gli inferiori, che sebbene si indurivano in battaglia non erano in grado (in generale) di battere un aristocratico.


        La forma dell'arma quale la conosciamo oggi si è evoluta dai modelli estremamente antichi che erano diritti ad un solo filo e fatte di un solo pezzo dall'impugnatura alla punta. La lunghezza era tra i settantasette ai novanta cm. e apparvero in Giappone

durante il periodo Nara, assieme al Buddismo.


        Katana era la spada che veniva infilata nella cintura Obi, con il taglio in alto. Il Bushi ne portava due, la lunga (Katana di 70 cm. o più) e la corta (Wakizashi di quaranta o cinquanta cm.).


        Ma il Katana non era solo oggetto di ammirazione e di potere ma un'arma terribile in mano ad un guerriero che dipendeva da essa e che con essa si identificava.


        A differenza dell'occidente che quando si parla di scherma si intende parlare di un'arte i cui principi sono quasi ridotti ad una scienza esatta, in Giappone nessuno mai ammise che le possibilità fossero esaurite.

 

La tecnica dello Jaido è riposta nello SHINKEN, il combattimento; e i 5 (cinque) metodi per arrivare alla conclusione, cioè l'utilizzazione per questo fine sono: 

 

 

 

1) un colpo orizzontale, da fare appena estratta la lama;   

2) un colpo decisivo verticale;

3) un colpo diagonale da sinistra a destra;

4) un colpo portato girando;

5) un colpo diretto di punta - stoccata .

 

 

L'arma

 

 

        Impugnatura: Tzuka - I due lati dell'impugnatura vengono distinti nel seguente modo: omote (lato visisbile dall'esterno, quando la spada viene portata infilata nella cintura con il filo tagliente rivolto verso l'alto). ura (lato opposto a quello omote). Il fusto interno dell'impugnatura è costituito da due guance di legno, preferibilmente di "hò-no-ki" (magnolia hipolenka). 

 

        Fodero: Saya - Il fodero come l'impugnatura, è costituito da due guance di legno preferibilmente di "hò-no-ki" (magnolia hipolenka). La sezione è ovale corrispondente  a quella dell'impugnatura, generalmente mantiene la dimensione per tutta la sua lunghezza.

 

        Particolari del fodero: Koiguchi (bocca di carpa), sorta di collare di rinforzo sull'imboccatura del fodero, nel caso di un collare metallico lo stesso viene chiamato "kuchigane". Uragawara barra di rinforzo, in corno o metallica, collocata alla base della sede del kosuka. Kurikata "castagna fodero", posta ad una certa distanza sotto l'imboccatura del fodero sul lato omote, attraverso la sua foratura veniva fatto passare il 'sageo' o cordone che serviva per fermare l'arma alla cintura.

 

        Soritsuno chiamato anche "origane", sorta di piccolo gancio sporgente in corno o metallo, curvato verso l'imboccatura del fodero per impedire che lo stesso potesse scivolare in avanti fuori dalla cintura nel momento dell'estrazione della spada. Kojiri puntale del fodero, spesso, specialmente in caso della  wakizashi, non è presente, in questo caso il fodero ha un finale arrotondato.

 

        Può essere in corno liscio o metallico e decorato come il kashira. Habaki (collare) anche se artisticamente è la parte meno interessante della montatura, ha una sua importante funzione meccanica e si trova su tutte le spade, pugnali e lance.

Ogni uomo tiene stretta la sua spada, come tiene stretta la sua vita.

 

 

 


SPADE (Schema della classificazione usata; dalle origini)

 

 

 

 

        La classificazione è basata sulla lunghezza della lama, che viene misurata sulla retta che congiunge il punto (Machi) di arresto del codolo (Nakago) con la cuspide (Kissaki).   Il sistema  di misurazione usato è ovviamente lo Shaku (il quale corrisponde a 303 mm.).  

        Abbiamo quindi la seguente classificazione:

 

 

 

 DAI-TO spada lunga (oltre i 2 shaku) 

 

 SHO-TO spada corta (da 1 a 2 shaku) 

 

 TAN-TO daga-pugnale (meno di 1 shaku)

 

 

 

Classe DAI-TO

 

 

 

 

 

        Appartengono a questa classe vari tipi di spade, che vengono distinte principalmente per varie particolarità della montatura (Koshirae) e specificatamente:

 

        TACHI, arma classica da battaglia che veniva portata con l'armatura da combattimento in campo aperto (a cavallo o appiedati), ed era detta YOROI. Essa era portata con il taglio verso il basso, mediante due attacchi (Kawasaki) montati sul fodero. Bisogna notare che con l'inizio dell'era OEI (1394-1427) quest'arma venne usata come arma da cerimonia. Essa veniva impreziosita dall'apporto di materiali artisticamente decorati, e montature di squisita raffinatezza stilistica.

 

        KATANA, che sostituì il Tachi, e che da allora si accompagna all'immagine classica della casta guerriera, e per antonomasia come parte integrante del Samurai. A differenza del Tachi il KATANA venne (viene) portato sempre a sinistra e infilato nella cintura con il taglio rivolto verso l'alto.

 

        KEN o TSURUGI, è un tipo di Dai-To meno frequente dei due precedenti, con la lama diritta e a due fili, ed una lunghezza che raramente supera i 2 Shaku. Sono citati però casi di lame che superavano i 4 Shaku. La lunghezza dei Tachi raggiungeva a volte misure eccezionali, quando veniva impiegata a cavallo. Si citano lunghezze fino a 7 Shaku.

 

 

 

Classe SHO-TO

 

 

 

 

        Quella delle spade corte; appartengono a questa classe:

WAKIZASHI, che era portata assieme alla Katana nella cintura, e costituiva il completamento d'armi necessario al Samurai; esso era detto DAI-SHO che tradotto significa (lunga e corta). In alcuni tipi la lama poteva assumere caratteristiche dipendenti dalla utilizzazione del ferro della Naginata, convenientemente accorciato dal lungo codolo originale. 

 

        HAN-DACHI, che derivava da un Wakizashi abbellito da decorazioni molto tipiche del Tachi da cerimonia (per intenderci dell'inizio dell'era OEI). Veniva denominata in questo caso, appunto, Han-Dachi, cioè di "mezzo Tachi". Quest'arma venne usata a partire da un editto emanato verso il 1600 dagli Shogun Tokugawa, che consentiva l'uso del solo Wakizashi ad alcune classi privilegiate civili, non militari. (Quindi: Wakizashi per classi civili = Han-Dachi).

 

 

Classe TAN-TO

 

 

 

 

        Appartengono a questa classe una varietà considerevole di pugnali, daghe, distinti in precisi termini:

Aikuchi, pugnale montato senza guardia (Tzuba)

Yoroi-Toshi, sfondagiaco-smagliatore (tenete presente che Yoroi era l'armatura da campo aperto)

 

Metazashi, daga corta che veniva portata al fianco destro

        Hamidachi, termine generico per indicare ogni specie di daga corta o pugnale

Aikuchi, pugnale che portavano le donne per difesa personale

Bisogna notare che alcuni tipi di Tan-To, la lama - diritta a due tagli - poteva venir ricavata dal ferro di un'arma detta Yari. In questo caso la sezione della lama è a Losanga, ma trattasi di casi poco frequenti.

 

 

 

 

KO-BUDO

 

 

    Nella pratica del Kobudo di Okinawa vi sono numerosi attrezzi che vengono studiati a livello più o meno avanzato.

    Alcuni maestri distinguono lo studio del Kobudo in arti maggiori ed arti minori. Nelle arti maggiori vengono inserite quelle armi che godono di una più vasta diffusione e di un più vasto programma di istruzione.

    Nelle arti minori vengono  incluse una ventina di armi del Kobudo la cui diffusione è più limitata ed il programma di istruzione è basato unicamente sugli antichi Kata. Lo studio di questi ultimi attrezzi è riservato agli esperti, dopo il 4°/5° Dan, ed è quindi al di fuori della portata della grande maggioranza dei praticanti.

      Vengono generalmente considerate arti maggiori Bo, Sai, Tunkuwa e Nunchaku. Di seguito sono elencate le armi tipiche del programma di studio del Kobudo, a queste devono essere aggiunte alcune armi che sono delle varianti a quelle presentate.
 


BO (Sanshaku, Yonshaku, Rokushaku, Hasshaku, Kyushaku ecc.)


    Il BO è sicuramente l'arma principale del Kobudo di Okinawa. L'arte del BO viene chiamata KONPO (metodo del bastone). Il materiale utilizzato è il legno di quercia rossa o bianca, di nespolo del Giappone, di areca e di "kuba" (tipo di palma), alberi solidi e flessibili, originari della zona subtropicale di cui anche Okinawa fa parte.

    La forma usata attualmente è tonda ma a sezione biconica. Il centro del bastone (chukon-bu) è di circa 3 cm. mentre le due estremità (kontei) misurano entrambe circa 2,5 cm.

  Kata: Shushi no kun, Choun no kun, Sakugawa no kun, Chikin (Tsuken) no kun, Shiishi no kun, Ufutun no kun, Tokumine no kun, Kubo no kun.
 

ÊKU (Remo).
 

    Questa tecnica si è sviluppata  ad Okinawa per merito di un pescatore di Tsuken-jima chiamato Akachu che apprese le tecniche di Bo dal maestro Chikin Shosoku Oyakata. In seguito, Azato pensò di creare un Kata di remo e modificò il proprio remo in modo che il taglio della pala (nami-giri) risultasse così affilato da poter tagliare.

    Il remo è inoltre un'arma molto adatta ad eseguire le tecniche di sunakake (gettare la sabbia negli occhi). Quest'attrezzo viene anche chiamato ryoshi no Katana (la spada dei pescatori).
 
  Kata: Chikin akachu no Eku-di

NUNTI-BO (Lancia)
 

    Il Nunti montato sopra un Bo di cinque shaku (150 cm. circa) compone un'arma che viene denominata Nunti-bo le cui tecniche sono molto affini alle tecniche di Bo.  Usando il Nunti-bo come arma, si possono portare due Nunti infilati nella cintura, sia sull'addome che sul dorso. Questi Nunti possono venire lanciati contro l'avversario. È una delle tecniche che il Maestro Shinko Matayoshi ha appreso dal Maestro Kingai a Shangai in Cina.
 
  Kata:
Nunti-bo no kata.

CHO-GAMA (Falce lunga)
 

    Il Cho-gama consiste in una lama ricurva montata su di un bastone lungo 5 piedi (cm. 150 circa). La lunghezza totale di quest'arma è quindi identica a quella del Bo standard dal quale prende anche i movimenti di base. Quest'attrezzo viene anche denominato "rokushaku-kama" che significa "falce lunga 6 shaku (180cm. circa)".

  Kata: Cho-gama no kata.
 

KURUMAN-BO (Bastone lungo snodato)
 

    Si tratta di un bastone lungo 6 shaku ( circa 180 cm.) al quale viene fissato, per mezzo di una corda o catena, un bastone lungo circa 50 cm. Originariamente quest'attrezzo era un tipico utensile contadino (flagello) usato nella lavorazione del riso e del grano. È un'arte molto antica, sorella del Nunchaku e del Sansetsukon. Nel villaggio di Kume (Okinawa) esiste un antico documento sulla storia di questa località nel quale si fa cenno a quest'arma.
 
  Kata:
Kuruman-bo no kata.


SOSETSUKON o NUNCHAKU (Bastone snodato a due sezioni)
 

    Il nunchaku è la derivazione del morso usato per gli equini. E' certo però che la stessa arma (Shuang-chieh kun), veniva  usata in Cina molti secoli prima. Si tratta di due bastoni legati  da una funicella. La lunghezza dei bastoni è diversa a seconda dell'utilizzatore. L'antico nunchaku era un po' più  corto  dell'attuale; veniva  tenuto nascosto sotto gli abiti per difesa personale. Esistono modelli di nunchaku a tre e quattro sezioni.

  Kata: Matayoshi no nunchaku
 

SANSETSUKON (Bastone snodato a 3 sezioni)
 

    È formato da tre bastoni lunghi circa 70 cm. l'uno, uniti fra loro per mezzo di corda o catena. Il Sansetsukon viene considerato come il "fratello maggiore" del nunchaku. Una leggenda dice che l'inventore di quest'arma fu il generale Jin Hong Yan, primo imperatore della dinastia Song (960-1279). Si è sviluppato in Cina anche un Sansetsukon più piccolo, nato per poter essere facilmente trasportato e nascosto.

  Kata:
Sansetsukon dai ichi, Sansetsukon dai ni.


SURUCHIN (Corda con due pesi alle estremità)

 

    L'origine del Suruchin risale all'età della pietra e veniva usato per difendersi dagli animali feroci. Originariamente veniva costruito con la corda di corteccia che si chiama surukaa e che ha dato origine al nome di quest'attrezzo. La tecnica del Suruchin consiste nel far roteare  l'arma con lo scopo di colpire o di agganciare gli arti o il collo dell'avversario. Anche a Okinawa esisteva da molto tempo ma ha avuto un'influenza decisiva con l'introduzione delle antiche tecniche di frusta cinese (biân). Il suruchin può avere diverse lunghezze 3 shaku (90 cm.), 5 shaku (150 cm.). 6 shaku (180 cm.), 8 shaku (240 cm.).

  Kata: Suruchin no toseki.
 

KUWA (Zappa)
 

    L'origine di quest'arte è simile a quella del Kama, si tratta infatti di una tecnica sviluppata dalla classe contadina. Per le tecniche di attacco si usano le seguenti parti, taglio della lama, testa della lama e punta del manico. Una tecnica spesso usata nel Kata consiste nel gettare della terra negli occhi dell'avversario e successivamente colpirlo con la Kuwa.

     Questa tecnica si è sempre più raffinata anche grazie al contatto dei contadini con alcuni maestri di arti marziali di Okinawa e di alcuni esperti cinesi. L'archetipo di questo strumento differiva dalla forma attuale in quanto sul manico, anziché una lama in metallo, veniva fissato un corno di animale. Ancora oggi si trovano degli esperti della Kuwa cinese (chutou) a Fuzhou e Shangai (Cina).

  Kata:
Kuwa no ti.

SAI  (Tridente)
 

    Questo tridente in metallo ha una lunga storia; si trovano attrezzi a lui simili in numerosi paesi del sud-est asiatico, in Cina (il T'ieh-ch'ih o Chai), in India e Indonesia. Si suppone che dei marinai di Sumatra o Java l'abbiano introdotto nell'arcipelago delle Ryukyu. Secondo un'altra teoria il SAI venne introdotto ad Okinawa da alcuni monaci cinesi cultori delle arti marziali. Nell'isola di Okinawa alcuni sottufficiali di polizia chiamati "Chikusaji" (sergente) portavano e utilizzavano questo strumento di autodifesa che poteva essere lanciato contro chi si opponeva all'arresto.

   Scopo del lancio era quello di atterrare il malvivente in fuga per poi raggiungerlo facilmente. Queste tecniche di lancio sono conservate in alcuni Kata. Fondamentalmente i SAI si utilizzano in coppia, uno per mano. In alcuni Kata superiori, il Kobudoka avrà un terzo SAI infilato nella cintura, davanti o sulla schiena. Il terzo SAI serve a rimpiazzare quello eventualmente lanciato in direzione dell'avversario.

  Kata:
Nicho-sai, Sancho-sai, Shinbaru no sai.


MATAYOSHI SAI (Sai con elsa ad "S")

 

    Si tratta di una variante del  Sai che viene anche detta Manji-sai. Mentre l'impugnatura è identica a quella dei Sai, l'elsa è ad "esse" identica cioè a quella dei Nunti. Il nome Matayoshi-Sai (Sai di Matayoshi) ha origine nel fatto che fu Shinko Matayoshi il primo esperto di Okinawa a costruire quest'attrezzo sulla base di uno strumento simile che aveva potuto vedere a Shangai (Cina).

  Kata: Shinbaru no (Matayoshi) sai.
 

TUNKUWA (Manico para avambraccio)
 

    Si tratta di un'arma che viene anche chiamata "Tonfa", "Tunfa" o "Tuifa". Essa fu inventata ispirandosi al manico di un particolare mortaio per cereali ed altri utensili agricoli. Arma improvvisata, è di una temibile efficacia nelle mani di un contadino esperto. Il tunkuwa è di legno della lunghezza di circa 50 cm.

    A tre quarti della sua lunghezza è piantato verticalmente un manico cilindrico che ne permette un utilizzo efficace. In caso di bisogno il Tunkuwa poteva essere rapidamente utilizzato ed era pressoché impossibile per il nemico sospettare l'efficacia di questo attrezzo apparentemente innocuo.

  Kata: Tunkuwa dai ichi, Tunkuwa dai ni.


KAMA (Falcetti)
 

    L'utilizzo del ferro per gli strumenti agricoli ad Okinawa risale a circa 700 anni fa. Nella stessa epoca vennero importate le prime armi dal Giappone e dalla Cina. Il kama è stato usato come arma per la prima volta durante una rivolta contadina del 1314, all'epoca del tre regni, contro un signore di Gyokujo.

    In seguito venendo a contatto con le tecniche cinesi di arti marziali, il Kama-jutsu si è evoluto sino ai giorni nostri. La tecnica consiste nell'utilizzo simultaneo di due falcetti. Una variante del Kama-jutsu adopera due falcetti legandoli ai polsi con una funicella (himo tuki nichogama). Il Kama era l'arma preferita di Shinko Matayoshi il quale, per la grande maestria in quest'arte, veniva soprannominato "Kama no ti Mateshi" (Matayoshi mani di falce).

  Kata: kama no ti


NUNTI (Tridente ad "S")
 

    Nunti significa "tecniche perforanti" . In Cina esiste un manuale chiamato "Bubishi" (da non confondere con l'omonimo trattato di Okinawa). Si tratta del più antico manuale di arti marziali nel quale si parla di quest'arma che viene chiamata "Saibu". Nel manuale si afferma che tale arma è nata all'epoca della dinastia Ming.

    Tale arma, che ricorda la punta di una lancia, fu introdotta ad Okinawa dalla Cina, insieme ad altre armi, circa 600 anni fa. Il Maestro Shinko Matayoshi apprese l'arte del Nunti-jutsu dall'anziano Maestro cinese Kingai a Shangai (Cina).
 


  Kata: normalmente vengono utilizzati nei kata di Nunti-bo.


TINBEI (Scudo)

    Il Tinbei-jutsu ha la sua origine in Cina nel tempio di Shaolin del sud, dove quest'arte era denominata dunfa. È una delle tecniche che ha imparato Shinko Matayoshi dall'anziano e venerato maestro Kingai. All'epoca del conflitto fra i tre regni (Sanzan jidai), il Tinbei era già usato nel combattimento reale.
È uno scudo che può venire costruito nei seguenti modi:
usando la corteccia di un albero particolare chiamato "bin-lo". Questa corteccia veniva lavorata e trattata con un olio specifico per modellarne la forma e renderla più resistente. 


    Costruendo un telaio in bambù e ricoprendolo con pelle di bue. Questo scudo va utilizzato in coppia con una piccola spada (Banto) ed insieme formano l'arte del Tinbei-jutsu.

  Kata:
Matayoshi no Tinbei.


TEKKO (Tirapugni a staffa)
 

    In origine il Tekko, che significa mano di ferro o metacarpo di ferro, era semplicemente una staffa da equitazione, la quale era prontamente disponibile ed era facile da trasformare in un efficacissimo tirapugni. Il Tekko è anche un'arma che può essere facilmente nascosta e trasportata. L'uso in coppia di quest'attrezzo ha delle similitudini con alcune armi tradizionali cinesi.

  Kata: Tekko no kata.


   
TECCHU (Tirapugni cilindrico)


  La maggior parte dei modelli di Tecchu esistenti ad Okinawa sono stati importati dalla Cina. Solitamente quest'arma è di ferro ma esistono anche dei modelli di legno. La sua origine è abbastanza incerta, anche se esiste un modello di Tecchu cinese che deriva da un attrezzo usato dai pescatori per riparare le reti. Inoltre in Micronesia esiste un'arma simile chiamata "nocca di squalo", fatto in legno di mangrovia su cui vengono applicati dei denti di squalo. Il Tecchu si adopera soprattutto per rendere più efficaci alcune tecniche che normalmente si usano nel Karate.

  Kata: Tecchu no kata.