
Arti
Marziali

LE DISCIPLINE MARZIALI
DALLA
“A” ALLA
“Z”
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PERSONAGGI
FAMOSI
LE DISCIPLINE MARZIALI
DALLA “A” ALLA “Z”
AIKIDO
A
prima vista l'Aikido si presenta come un elegante metodo di autodifesa
personale finalizzato alla neutralizzazione, mediante bloccaggi, leve
articolari e proiezioni, di uno o più aggressori disarmati o armati.
Sintesi
ed evoluzione di antiche tecniche mutuate dal JU-JUTSU classico e dal KENJUTSU
(la pratica della spada), l'Aikido trova la propria originalità ed efficacia
in una serie di movimenti basati sul principio della rotazione sferica.
Contrariamente ad altre arti marziali incentrate sui movimenti lineari
(avanti, indietro, in diagonale), le tecniche dell'Aikido si fondano e si
sviluppano su un movimento circolare il cui perno è colui che si difende. In
tal modo egli stabilizza il proprio baricentro, decentra quello
dell'avversario attirandolo nella propria orbita, e può sfruttare a proprio
vantaggio l'energia prodotta dall'azione aggressiva fino a neutralizzarla.
KI=energia
cosmica, DO=Via) è il risultato di lunghi anni di studio condotti dal suo
fondatore, Morihei Ueshiba, nel campo delle principali specializzazioni della
tradizione marziale giapponese, conosciuta in epoca feudale come Bujutsu.
Morihei Ueshiba (1883-1969) detto anche O Sensei, Grande Maestro, inizia a
praticare Ju-jitzu all'età di 13 anni e trascorre i successivi venticinque
studiando l'uso della lancia, del bastone, della spada, le tecniche di
combattimento a mani nude e altre ancora presso le più importanti scuole
dell'epoca, eccellendo in ogni campo di applicazione.
ARNIS
Parte dell'Escrima che enfatizza tecniche di
difesa disarmati, contro attacchi armati,
vedi in basso Escrima.
BA GUA
CHANG
È
la più raffinata delle arti marziali interne cinesi. Enfatizza movimenti
spiralizzati e un intenso lavoro di piedi con sofisticati angoli di
combattimento. Rende il corpo estremamente flessibile e in grado di muovere
con grazia, grande potenza e fulminea velocità. Ai livelli più elevati diviene
un metodo per manifestare i meccanismi energetici descritti nel libro degli I
Ching.
Le sue componenti fondamentali sono una particolare camminata
meditativa in circolo e il Ba Gua Palmo Singolo. Il lavoro energetico del Ba
Gua è una delle fonti dalle quali è stato creato l'Aikido. Il Ba Gua Palmo
Singolo è stato sviluppato nei monasteri taoisti più di 4000 anni fa come
metodo di autoguarigione e meditazione.
Corrisponde energeticamente al primo
trigramma degli I Ching (cielo, yang), ed è una vigorosa pratica aerobica
basata sul camminare in circolo, che sviluppa grande rapidità nei movimenti e
la capacità di rimanere totalmente calmi e concentrati anche nel pieno di una
intensa attività.
BRAZILIAN
JU-JITSU
Eccoci ora al Brazilian Ju Jitsu. Può anche non piacere ciò che ora esporrò ma
indubbiamente è la sacrosanta verità. Si tratta di una nostra opinione e
quindi come tale appunto opinabile da chiunque. Anni di militanza nella lotta
e nello studio di Ju Jitsu, (ed altre arti marziali che non elenco per non
esaltarmi ed annoiarvi ), la partecipazione a gare nazionali ed internazionali
di lotta con l'acquisizione di vari importantissimi risultati e titoli, mi
hanno confermato che sono questo tipo di discipline, veramente alla
portata di tutti, che danno i risultati migliori in caso di difesa da strada.
Sembrerà strano ma il contatto fisico ed il tipo di sensibilità proposto da
simili sistemi non danno spazio e possibilità di concretizzare attacchi di
calci, pugni o comunque colpi (atemi) di varia natura da parte del nostro
aggressore (anche Tyson in persona immobilizzato non riuscirebbe a lanciare un
solo pugno). Il grappling invece utilizza, oltre che la miscelazione sapiente
di impostazioni differenti, una sistematica strategia di immobilizzazione
dell'aggressore e quindi dopo l'avvenuta finalizzazione può permettersi di
utilizzare i colpi che altrimenti sarebbero stati inutili all'inizio.
In
Brasile spopolano le palestre di Ju Jitsu, e da qui il sistema si sta
espandendo in tutto il mondo. Si tratta del sistema da combattimento che
soppiantando l'ormai superato Ju Jitsu nipponico, da cui trae origine, si
evolve in continuazione adattandosi pienamente a quelle che sono le esigenze
di tantissimi individui che cercano in una disciplina soprattutto efficacia e
semplicità.
Alcuni nomi che hanno reso grande questo tipo di Ju Jitsu sono le
famiglie Gracie e Machado, guarda caso imparentate fra loro.
Proprio quest'anno la nostra associazione sportiva valuterà la possibilità di
viaggi in Brasile ed in California, per attingere dalla fonte questa micidiale
disciplina.
CHANBARA
LO SPORT DEL
MODERNO SAMURAI
Lo
Sport Chanbara nasce da un'idea del suo fondatore il Maestro giapponese
Tetsundo Tanabe, e trae origini dalle arti schermistiche del medioevo
giapponese tanto che in alcuni paesi viene definito lo "Sport dei Samurai".
In
Giappone più che in altri paesi, a causa del tardivo utilizzo delle armi da
fuoco, le arti della scherma vennero studiate, perfezionate ed utilizzate fino
al 19° secolo. Inserite poi nei modelli educativi e culturali del paese del "
Sol Levante", furono definite con il nome di arti marziali o Budo, trovando
terreno fertile in tutto il mondo.
I Samurai oltre a conoscere le tecniche di
combattimento corpo a corpo erano addestrati a maneggiare vari tipi di armi;
dal pugnale (TANTO) alla spada (KATANA), dalla lancia (YARI) all'alabarda (NAGINATA).
Nelle arti marziali giapponesi viene approfondito questo studio; così nelle
varie scuole di Kenjutzu, Kendo, Aikido, Iaido etc., i praticanti continuano a
studiare l'uso delle armi, facendo prevalere soprattutto l'aspetto
tecnico-filosofico della pratica.
Lo Sport Chanbara ha invece un approccio
diverso; raccoglie tutti gli aspetti tecnico tattici, privilegiando di questi
la parte dello sport e del gioco. L'idea è che uno sport moderno, per
riscuotere successo deve possedere alcuni requisiti fondamentali: regolamento
semplice; possibilità di pratica allargata a molteplici tipi di persone;
prevede movimenti naturalmente spontanei e combinati fra loro.
Importante
anche il fatto che non richieda un'attrezzatura complicata e costosa e che la
sua pratica sia possibile in ambienti sportivi differenti: Sicuramente lo
sport Chanbara è uno sport moderno. LA TECNICA: lo Sport Chanbara è uno sport
per tutti; non è condizionato infatti dalla necessità di avere un fisico iper
allenato o super muscoloso. Non è necessario essere alti, oppure leggeri, o
biondi con gli occhi azzurri.
Qualsiasi persona, a prescindere dalle proprie
caratteristiche fisiche, troverà in esso le condizioni per divertirsi ed
essere comunque competitivo. Una semplice prova di pochi minuti basterà a
dimostrare a chiunque che questo sport non richiede conoscenze tecniche
raffinate, per essere efficaci. E' chiaro che l'allenamento e lo studio della
tecnica di combattimento non può che raffinare e migliorare le capacità sopite
che ognuno di noi ha nello schermire, soprattutto quando ci si cimenta con
armi più complesse come la lancia o l'alabarda, o quando si vuole incrociare
la spada con degli esperti.
Chiunque potrà perfezionare la propria tecnica
approfondendo la conoscenza sia delle scuole schermistiche occidentali, ed in
Italia vi è un'ottima tradizione, oppure in quelle orientali. Lo Sport Chanbara, per volontà del suo fondatore, è e rimarrà una scuola aperta, dove
saranno benvenuti tutti gli stili e saranno accettate tutte le innovazioni che
non contrastano con il regolamento di gara. LA FEDERAZIONE: Questo sport è
disciplinato in Italia dall'omonima Federazione (FISC) riconosciuta dall'International
Sport Chanbara Association.
ESCRIMA
Chiamata anche Kali, o Arnis-Escrima, è una disciplina marziale nata nelle
Isole Filippine circa 500 anni fa. La didattica del Kali prevede il settore
armi ( Escrima) e il settore a mani nude (Arnis). Le armi vanno maneggiate sin
dalle prime lezioni, poiché l'uomo armato e' in vantaggio. Inoltre, l'aver
appreso i segreti dell'uso di un'arma, consente di trasferire l'abilita'
acquisita all'uso di qualsiasi altra arma e anche nel combattimento a mani
nude. L'arsenale utilizzato dall'Escrima
è ampio: si impara ad utilizzare sapientemente l' uso di bastoni di varia
misura, punteruoli, coltelli di vario genere, varie armi improprie.
FULL CONTACT
"Contatto pieno". Forma di Karate all'americana, in cui i colpi sono portati a
fondo, che utilizza un gran numero di tecniche di gamba. Senza alcun
controllo, il suo scopo è quello di mettere K.O. l'avversario nel più breve
tempo possibile. I praticanti di questo sport, sono quindi obbligati ad
indossare delle protezioni, sia in allenamento sia in gara, per la testa (caschetto),
per le mani (guantoni), per i piedi (paratibie-parapiede).
Con una buona
approssimazione il Full-contact si avvicina alla Savate o Boxe francese.
Creato nel 1974 dal suo pioniere: Mike Andersson, sotto l'impulso della
cinematografia del momento (ispirato dai film di Bruce Lee) e in ciò
coaduivato da un campione di Tae Kwon Do: Jhoon Rhee (che produsse le prime
serie di protezioni in scala industriale), il Full-contact si sviluppò
rapidamente negli USA e nel resto del mondo. I primi campionati assoluti
ebbero luogo a Los Angeles.
In questo sport non esistono Kata (forme) nel
senso tradizionale della terminologia orientale, esistono comunque gare di
Music form, in cui i partecipanti dimostrano a ritmi incalzanti, le loro
particolari e spettacolari abilità. Gli incontri mediamente si sviluppano
attraverso 10 round e, negli USA, generalmente i partecipanti sono dei
professionisti.
Questo sport violento non concede nulla all'estetica, tutto,
semplicemente è finalizzato al K.O. Esistono tuttavia varie specializzazioni:
il Light contact in cui più che combattere ci si "scambia dei colpi",
disciplina alla portata di tutti in cui si cerca di vincere toccando il più
possibile l'avversario.
Il Semi contact in cui vince il primo che tocca
l'altro: a nostro avviso è una delle discipline in cui è più facile farsi male
in quanto i partecipanti non sono professionisti e l'elemento della velocità
esecutiva è esasperato al massimo, agevolando così i colpi d'incontro. In
questo settore gareggiano praticanti di Karate, Taek Won Do, Kung-Fu. La
Low Kick in cui gli atleti si affrontano soprattutto con gran bordate di
calci bassi alle gambe.
E' sottinteso
che la preparazione specifica per ciascuna delle 4 discipline sopra esposte
cambia in ragione delle sue finalità, non ci si può allenare per il Full
contact come lo si farebbe per il Semi o li Light e viceversa: sarebbe come
dire che un centometrista si allenasse sulle distanze della maratona, od un
saltatore con l'asta si allenasse con le metodologie del salto in lungo!!!
HSING-I
Hsing-I Chuan È la più antica delle Arti Marziali Interne, semplice ed
efficace. Utilizza le dinamiche dei cinque elementi e le strategie di
combattimento di alcuni animali. Insegna a scaricare a terra la potenza
dell'attaccante ed è un'ottima e semplice tecnica di autodifesa che non
richiede l'uso di forza fisica. È un ottimo punto di partenza per artisti
marziali di arti esterne (Karate, Judo) che vogliano iniziare una pratica
interna.
IAI-DO
L'arte di sguainare la sciabola nel tempo più celere possibile
anticipando così il malcapitato, prima che questi abbia afferrato la sua
sciabola. Anticamente tecnica di combattimento. Si utilizza la Katana
(sciabola giapponese) sfoderata a velocità di un lampo dal suo fodero (Saya).
Naturale complemento del Ken-Jutsu venne codificata da Hayashizaki Jinnosuke
Shigenobu nel 1560, che fondò allora la prima scuola di Iai jutsu. Questa
antica arte, è diventata attualmente una ottima disciplina di concentrazione,
precisione e rapidità dei movimenti.
Nei dojo dei giorni nostri essa viene
insegnata come corollario alla pratica del Kendo. La pratica di questa arte
marziale si articola sulla ripetizione di una ventina di tecniche (con
utilizzo di circa una cinquantina di fendenti, attuati con l'arma), applicati
da qualsiasi posizione (eretti, seduti, da dietro, sdraiati).
Esiste anche un Kata-rito nel quale si esegue una sequenza per pulire la lama dal sangue del
malcapitato, in quanto rinfoderando la sciabola senza pulirla si rischiava di
andare ad intaccare la scorrevolezza della stessa all'interno del suo fodero,
rischiando così pericolosi "rallentamenti" esecutivi nello sfoderarla.
JEET KUNE DO
Il
Jeet Kune Do, nelle intenzioni del suo creatore, Bruce Lee, è un sistema di
combattimento " totale". Esso non può essere definibile con precisione. Si
tratta di un sistema non-sistema in continua evoluzione. Il Jeet Kune do può
adottare tutte le forme e tutti gli stili di combattimento esistenti (dalla
Boxe al Ju-Jitsu, dal karate al Taekwondo, dalla Savate alla Escrima) senza,
comunque farsi condizionare dagli stessi.
Senza nulla levare al valore di
alcuni insegnanti di questa disciplina, bisogna ammettere il fatto che essa è
spesso utilizzata come nome per coprire vere e proprie attività commerciali
(business), che dello spirito originario della stessa e di Bruce Lee, non ne
conoscono assolutamente nulla! Il mio personale e profondo rispetto và a
quegli istruttori, che con caparbietà d'animo, praticano, credono e "vivono" i
concetti di questa arte marziale.
JUDO
IL
Judo fu ideato e messo a punto dal suo fondatore Jigoro Kano, nacque
all'inizio del 1800. Per assimilare la
natura del Judo occorre comunque capire il significato della parola stessa.
La parola Ju-jutsu era in uso già tre o
quattrocento anni fa. Le arti militari di quei tempi assumevano il nome delle
armi o degli oggetti che servivano al
combattimento. Il Ju-jutsu (che
letteralmente vuol dire dolce arte) era appunto specificato dalla flessibilità
secondo il motto "La flessibilità vince la brutalità".
Poiché il significato della parola "Ju",
principio della flessibilità, è l'idea-base del Judo dei nostri tempi ("do"
essendo il "mezzo") occorre studiarla per prima.
Il principio della flessibilità viene
brevemente spiegato così: di fronte ad un avversario, si vince cedendo, cioè
non opponendo resistenza alla sua forza, bensì
adattandovisi, ed acquistando un vantaggio
per poi utilizzarlo a proprio profitto.
Ecco un esempio: Se un uomo forte mi
spinge con tutta la sua energia, sarò battuto,
se non farò altro che oppormi a lui, ma se,
invece di resistere spingendo, io indietreggio più di quanto mi spinge, o se
giro nella direzione della spinta, egli sarà
proteso in avanti dal suo stesso slancio, e
perderà l'equilibrio. Se valendomi
della forza della sua spinta, applico una particolare tecnica, sarà
relativamente facile per me farlo cadere al momento in cui perde l'equilibrio.
In alcuni casi poi, riuscirò persino a
farlo cadere, girando abilmente il mio corpo -.
Il principio della flessibilità si basa
quindi su questo concetto. È ovvio tuttavia che un principio generale non si
può ricavare soltanto da quanto precede, ma da tutti gli
aspetti e da tutte le fasi del Judo. In
breve: adoperare corpo e spirito con un massimo di efficienza.
Ecco perché il prof. Jigoro Kano adottò
questo principio e questa parola suscettibili di essere compresi da tutti gli
uomini del mondo e, andando oltre, di spiegare
una morale di mutuo aiuto e di bene per
tutti. Il concetto della massima
utilizzazione dell'energia mentale e fisica è molto importante, non solo nel
Judo, ma anche in tutti gli atti della vita sociale.
Possiamo quindi concludere dicendo che il
Judo è il mezzo che dà modo di raggiungere la massima efficienza fisica e
spirituale.
JU-JITSU
"Arte della cedevolezza". Tecnica di combattimento a mani nude elaborate in
Giappone dai Bushi dell'epoca Kamakura (1185-1333), per consentire ai samurai
di difendersi efficacemente anche di fronte ad un avversario che possedesse
ancora le sue armi. Quest'arte si sviluppò dalle antiche tecniche del
Kumi-uchi (Yawara), descritte nel Kon-jaku-monogatori, opera buddista che
risale al 13° secolo.
Nel corso dei secoli, diverse scuole di Ju-Jitsu, tutte
appartenenti alla "via dell'arco e del cavallo", si svilupparono e
migliorarono le tecniche originali, aggiungendovi nuovi movimenti e
contromosse adottate dall'arte cinese di combattimento (Shaolin-si) ed alcune
tecniche particolari utilizzate dagli arbitri di Okinawa. Quest'arte così
elaborata fu reimportata in Cina verso il 1638 da Chen Yuambin (1587-1671),
poeta e diplomatico cinese residente in Giappone.
Tuttavia il Ju-Jitsu si
sviluppò come arte marziale solo durante l'epoca Edo, in cui il paese visse un
periodo di relativa tranquillità. Numerose scuole di combattimento, create da
dei Ronin (samurai senza padrone), diffusero rapidamente le tecniche di ju
-jitsu in tutto il Giappone. Esse però vennero codificate solo durante l'epoca
Meniji (1868-1912), cioè nel periodo in cui i samurai persero il diritto di
portare la katana ed in cui le faide tra clan rivali vennero interdette.
Il
principio uniformatore del Ju -jitsu era di poter vincere l'avversario con
ogni mezzo, utilizzando la minor energia possibile; ciò richiedeva dunque agli
adepti della "dolce arte" di specializzarsi in diverse discipline.
Il
praticante di Ju-Jitsu doveva quindi: saper valutare la forza dell'avversario,
per utilizzarla contro di lui, prima che il suo attacco risultasse efficace;
se possibile evitare gli attacchi; nel corso di combattimento squilibrare
l'avversario; saper attaccare senza conoscerne i punti deboli; saperlo
proiettare facendo uso del principio della leva; saper immobilizzare al suolo
l'avversario torcendogli le membra, lussandogliele oppure strangolandolo;
saper colpire sui punti vitali in modo da fargli perdere coscienza e ferirlo
seriamente oppure ucciderlo.
In pratica, l'arte del Ju-Jitsu "guerriero" si
prefiggeva quale scopo principale, quello di annientare l'avversario
mettendolo nell'incapacità di eseguire un nuovo attacco. A tal proposito
veniva quindi utilizzato ogni genere di tecnica pericolosa e sovente mortali.
Inizialmente praticato dai samurai poi dai Ninja, il Ju-Jitsu, diffondendosi
rapidamente anche tra le classi più umili divenne un metodo di combattimento
utilizzato soprattutto dai briganti, e da ciò derivandone una cattiva
reputazione immeritata.
Questa fu una delle ragioni per cui Kano Jigoro
utilizzò le tecniche "dolci" del Ju-Jitsu per creare un nuovo sport, che
chiamò Judo, per differenziarlo dal mortale Ju-Jitsu. Fino al 1922, anno in
cui fu fondato ufficialmente il Kodokan, solo il Ju-Jitsu era riconosciuto ed
insegnato nei numerosi ryu o scuole, sia in Giappone sia all'estero.
Soprattutto l'esercito e la polizia , nei paesi occidentali, si interessarono
a questa disciplina particolare, poiché essa era in grado di offrire
considerevoli vantaggi nella pratica dei combattimenti. Ancora oggi, nelle
forze armate, s'insegnano alle reclute tecniche di close-combat (combattimento
ravvicinato a corpo a corpo) mutuate sia dal Ju-Jitsu sia dal Karate e da vari
tipi di combattimenti autoctoni (Savate, Boxe, etc...).
Messo in ombra dal Karate, dal Judo e dall'Aikido il Ju-Jitsu sembra aver perduto molto del suo
primitivo fascino. Esso attualmente non viene più considerato come sport, ma
soltanto come un metodo composto di tecniche utili per il combattimento reale.
Tuttavia, è innegabile il fatto che la maggior parte delle tecniche attuali di
arti marziali abbiano nel Ju-Jitsu la loro comune origine. Esso viene anche
detto Ju-Jitsu e in maniera erronea Ju-JItsu. Da esso comunque si sono
generate due discipline: il Judo e l'Aikido.
KARATE
Karate (-do). (Kara: vuoto; Te: mano): "Arte della mano vuota". Per mano non
si intende solo la mano od il corpo in senso fisico, ma soprattutto in senso
mentale, qui si intende la "mano" ciò che esegue la tecnica e quindi in senso
lato la mente: "la condizione di avere la mente vuota, sgombra da tutto".
Il Karate è un'arte marziale a "mani nude" che si sviluppò nel corso dei secoli,
soprattutto ad Okinawa quando i cinesi nel XVI secolo occuparono le isole
Ryu-Kyu e interdirono agli abitanti il possesso di qualsiasi arma, e
successivamente sotto il dominio dei giapponesi. Questo metodo di
combattimento, ispirato a tecniche cinesi similari, la cui origine risale ai
monaci buddisti di Shaolin, inizialmente era rivolto soprattutto alla'
autodifesa contro le aggressioni dei briganti e per difendersi dai militari
dell'esercito d'occupazione.
La popolazione si allenava in gran segreto e,
gradualmente, riuscì ad inventare e sperimentare praticamente quelle tecniche
micidiali, necessarie e sufficienti, per resistere efficacemente anche contro
degli avversari armati. Nei loro frequenti contatti con la Cina, gli abitanti
di Okinawa, scoprirono il Kempo, la boxe cinese, che utilizzava, in
combattimento, tecniche di calcio e di pugno in grado di abbattere un
avversario, mantenendolo a distanza di sicurezza.
Questo metodo inizialmente
ricercava soprattutto l'efficacia, poco importandogli dell'estetica o di
motivazioni di contenuto etico e morale. I fondatori del moderno Full contact,
intendono giustificare la brutalità e la violenza del loro stile di
combattimento, facendo riferimento al Karate delle origini.
Vennero creati
numerosi stili di Karate che prendevano il nome dal luogo in cui venivano
praticati: Shuri-te, Naha-te, Tomari-te, ecc...Fu un maestro originario di
Okinawa, Ghichin Funakoshi (1869-1957) che tentò, per la prima volta di
unificare stilisticamente i diversi sistemi dell'Okinawa-te (allora si
chiamava così il Karate). Gli esercizi (Kion)ed il combattimento di allora (Kumite)
si svolgevano rudemente, senza il controllo dei colpi e senza protezioni (cosa
in netto contrasto rispetto a quello che oggi è divenuto il Karate, una
disciplina di alto contenuto formativo e di autocontrollo, infatti chi tocca
l'avversario in gara, viene immediatamente squalificato).
Fu allora che il
figlio di Funakoshi, Yoshitaka, opponendosi amichevolmente alle idee paterne,
trasformò l' Okinawate, da tecnica micidiale a sport, chiamandolo
definitivamente Karate. Il Karate, quindi si trasformò in una disciplina
sportiva alla pari del Judo, mantenendo le sue caratteristiche tecniche
originali inalterate: l' utilizzazione di piedi, pugni e gambe per eseguire
Atemi (colpi) sui punti vulnerabili dell'avversario, evitando il contatto
corpo a corpo, tipico del Ju-Jitsu e del Judo.
Attualmente gli stigli più
praticati di Karate sono: lo Shotokan, il Goju-Ryu, il Wado-ryu, lo
Kiokushinkai, lo Shito-Ryu. A fatica si sta cercando di fare riconoscere dal
C.I.O. il Karate, per una suo inserimento nel programma dei giochi olimpici, a
fatica perché la deframmentazione delle varie scuole è esageratamente
sviluppata.
KALARIPAYT
"Addestramento per il campo di battaglia". Arte marziale indiana, molto
antica, originaria del Kerala. Essa comprende delle tecniche a mani nude (Suvasu),
simili ad alcune tecniche del Karate, dell'Aiki-jitsu, della Capoeira ed anche
della lotta. Essa comprende anche una moltitudine di tecniche con varie armi.
Tra le armi più importanti ricordiamo l'Otta, sorta di mazza puntuta di legno
duro; il Modi, pugnale a due punte, con impugnatura centrale, costruito con le
corna di gazzella; l'Urimi, una sciabola a lama flessibile ed a doppio taglio;
oltre a lance, bastoni, pugnali, piccoli scudi in osso o in metallo. Le
tecniche vengono accompagnate da movimenti respiratori ben controllati (Pranaiama),
e mirano a colpire i punti deboli (Marman) del corpo dell'avversario, che si
ritiene assommino a 108 distribuiti su tutto l'organismo.
Questo stile di
combattimento rituale (dedicato alla dea Kali) sarebbe secondo la leggenda lo
stesso che Bodhidharma introdusse in Cina (Shaolin-si) nel VI secolo. Esso è
conosciuto anche come Vajiramukiti, "Pugno di diamante". Nel Kalaripayt si
utilizzano, inoltre, salti, calci saltati, cadute controllate e si sviluppa in
modo particolare la capacità di rialzarsi da posizioni sdraiate, in piedi.
KEMPO
"La via del pugno". Arte marziale cinese di combattimento senz'armi,
introdotta ad Okinawa intorno al 1600. Quest'arte cinese (Quanfa-letteralmente:
Kung-fu), probabilmente praticata dal VII secolo dai monaci buddisti di
Shaolin-si, e che divenne prima il Jiaodishu, poi il Kaiko (sotto l'influenza
mongola) e infine Kenyu o "arte del pugno", era originale per le sue tecniche
di pugno, forti e veloci, e per gli agili spostamenti delle gambe durante il
combattimento.
Le tecniche di Kempo, influenzarono profondamente quelle dell'Okinawa-te
(il futuro Karate, verso la fine del XIX secolo). Il Kempo viene anche
chiamato Hakuda, Shuhaku e Shorinji-kempo. Attualmente, nel Shorinji-kempo, si
insegna anche a cadere per terra, rialzandosi sempre in piedi (proprio come
fanno i gatti).
KENDO
"Via della sciabola", "Via della spada". Arte marziale (Budo) del maneggio
della sciabola (Ken). Questa disciplina di combattimento era praticata sin
dall'antichità da tutti i guerrieri giapponesi (Bushi) e, dopo il XIII secolo,
dai Samurai.
Interdetta nel 1876, quando i Samurai non ebbero più il diritto
di portare la sciabola, il Ken-jitsu fu trasformato in sport (Kendo) da
Sakakibara Kenkichi (1830-1894), per contribuire all'addestramento fisico e
mentale della gioventù, ma il termine stesso di Kendo non fu coniato che nel
1900 da Abe Tate, per sostituire quello di Ken-Jitsu , giudicato troppo
"guerriero" per quei tempi.
La prima accademia di Kendo fu fondata a Tokio nel
1909 e, da allora questa arte marziale non ha mai cessato di svilupparsi in
Giappone, dove viene praticata sia da uomini sia da donne. Il Kendo, in
Giappone è il Budo più importante e rispettato, poiché esso è basato sull'arte
tradizionale della sciabola che fu, per molti secoli, rappresentativa dello
spirito della classe dominante dei Bushi.
Agli albori dell'epoca Tokugawa (ai
primi del 1600), esistevano già in Giappone alcune centinaia di scuole e di
stili di combattimento con la sciabola; ogni Buke o famiglia guerriera
possedeva i propri istruttori. Mutuando le tecniche di combattimento da queste
scuole, Sakakibara Kenkichi si ispirò per definire le regole del suo Kendo.
Esse infatti sono basate sulla rapidità e precisione dei colpi, non più
eseguiti con la Katana, ma con lo Shinai di bambù, ed i combattenti sono
protetti da una specie di armatura (Dogu), composta da una maschera a griglie
di acciaio (Men), con protezioni alle spalle, un corpetto rigido in bambù
laccato (Do), dei guanti imbottiti e le protezioni per il ventre (Tare) e per
le gonadi (Tare-ohi).
I combattenti indossano la giacca del Keikogi ed una
Hakama, la cui ampiezza serve per dissimulare all'avversario, gli spostamenti
dei piedi. Essi combattono a piedi nudi, normalmente nel (Dojo), sulla
superficie liscia di un parquet.
KIOKUSHINKAI
KARATE
Il
Karate KyokushinKai, ufficialmente, ha iniziato ad esistere intorno al 1964.
Il suo fondatore, Sosai Mas Oyama, ha iniziato a svilupparlo all'inizio degli
anni '50, avendo studiato inizialmente lo stile Shotokan sotto la guida del
Maestro Gichin Funakoshi, e lo stile Goju Ryu sotto la guida di Shihan So
Nei-Chu. KyokushinKai significa Associazione dell'Estrema Verità.
Acquista
rapidamente popolarità, arrivando, attualmente, a contare in tutto il mondo
oltre 12.000.000 di praticanti. Arriva ad essere conosciuto come "Il Karate
più Forte", non solo per le incredibili prove di forza e resistenza realizzate
da Mas Oyama, ma anche per i rigorosi requisiti dell'allenamento e dei tornei.
Nel 1994, Mas Oyama muore lasciandosi dietro un'organizzazione veramente
confusa.
Mentre è sul suo letto di morte, nomina spontaneamente Akiyoshi
Matsui, attualmente 8° Dan, come suo successore. Benchè Matsui avesse i giusti
requisiti, sia nel KyokushinKai che nella gestione dell'organizzazione
mondiale, molti dei più alti membri e Branch Chief dell'organizzazione, hanno
avuto di che ridire su questa decisione.
Come conseguenza, c'è stata una
spaccatura nell'organizzazione Giapponese, che si è propagata all'interno del
resto del mondo del KyokushinKai. Esistono numerosi stili basati sul
KyokushinKai che sono stati fondati da Karateka che hanno raggiunto notevoli
risultati sotto la guida di Mas Oyama. I più noti, tra gli altri, sono gli
stili delle scuole World Oyama Karate e Seido. E' da notare che i fondatori di
questi stili, sono stati fra i primi a completare il Kumite da 100 Uomini.
KYUDO
(KYU- JITSU)
"Via del tiro con l'arco". La pratica del tiro con l'arco, sia per la caccia,
sia per la guerra, è molto antica in Giappone. Sono stati rinvenuti degli
archi laccati del V° secolo a.C. E, almeno fino al XVI° secolo, il Kyujutsu o
"tecnica guerriera dell'arco" era considerato come il primo dei 18
Kakuto-bugei che dovevano studiare i Bushi.
Inizialmente utilizzato dai
combattenti a piedi, soprattutto a partire dal XII° secolo, l'arco trovò un
massiccio impiego tra la cavalleria con la pratica del Kyuba-no-michi, la "Via
dell'arco e del cavallo". L'arco giapponese (Yumi) è molto differente da
quello cinese o mongolo, essendo molto più lungo (2,20m. circa) e con una
curvatura asimmetrica, che obbliga a tendere la corda ad un terzo della sua
lunghezza.
Il solo vantaggio di questa particolarità è che lo Yumi permette di
utilizzare delle frecce (Ya) notevolmente lunghe, potendo tendere l'arco (con
la presa di corda detta "alla mongola", cioè nella piega del pollice), fino
dietro l'orecchio dell'arciere.
Da ciò segue che la precisione del tiro non
può essere che relativa, benché alcune leggende ci narrino di imprese
sensazionali. In realtà, la gittata utile di un tale arco non poteva superare
i 100 metri, nell'esecuzione di un tiro "teso". Dopo il XVI° secolo, con l'
avvento delle armi da fuoco, l'arco non venne quasi più utilizzato in
operazioni belliche. Per tale motivo la sua pratica si trasformò in Budo e, da
Kyujitsu, si trasformò in Kyudo.
KO-BUDO
Si
attribuisce il termine di "antiche arti marziali" alle arti marziali
cosiddette minori quali il Ju Jitsu delle scuole Tonshin Shin Yo Ryu, Yanagy
Ryu, Sosuichi Ryu, e Takeuchi Ryu; alle scuole di Naginata, di So Jitsu. di
Tai Jitsu, di Kyu Jitsu, di Hogu Jitsu, di Rensa Sankaku, di Ho Jitsu e di
Yoroi Kumiuchi.
In effetti questo nome si applica a tutte le discipline
marziali (nipponiche) che utilizzano delle armi non convenzionali (Nunchaku,
Sai, Jutte, Kusari-Gama, Tonfa, ed altre originarie di Okinawa). Le piccole
scuole di Ko Budo sono raggruppate dalla Federazione Giapponese "Kobudo
Shinko-Kai".
KRABI
KRABONG
Arte marziale Tailandese, mantenuta nascosta fino ad oggi. Essa è
caratterizzata da tecniche di attacco che hanno come scopo infliggere il
maggior danno possibile, il combattimento ha spesso una fine brutale. Alcuni
praticanti ritengono il Krabi Krabong come la disciplina più letale che l'uomo
abbia sviluppato.
Con il Krabi Krabong il popolo Thai sconfisse ripetutamente
gli invasori dei paesi vicini che non riuscirono mai a conquistarla. L'abilità
dei guerrieri Thai divenne famosa in tutta l'Asia. Si insegna, inoltre, il
maneggio di tutte le antiche armi guerriere, dal coltello alla spada, dalle
sciabole alle alabarde sempre in un contesto altamente realistico, incentrato
sulla concretezza e la massima efficacia nel combattimento.
KRAW MAGA
E’
una disciplina inventata da un campione di boxe, ed esperto di Judo ed
altre arti marziali. E’ praticata soprattutto in Israele dove per un periodo
il possesso delle armi era illegale. Oggi questa disciplina viene utilizzata
anche dall’esercito ed insegnata nelle scuole pubbliche israeliane. La base di
questa disciplina fa riferimento alla difesa personale da armi di vecchia
concezione come bastoni, spranghe, coltelli, ecc..
La possiamo quindi
considerare un’arte da combattimento pronta ad affrontare qualsiasi esigenza e
richiede appunto, velocità, precisione e forza. Ci vogliono almeno dieci anni
per ottenere la cintura nera. Disciplina interessante per la sua praticità, ma
che in Europa è praticata abbastanza poco.
Al di fuori di Israele vi
è un’accademia molto attiva a New York. Oggi questa disciplina viene
utilizzata anche dall’esercito ed insegnata nelle scuole pubbliche israeliane.
Chi avesse informazioni più dettagliate in merito, è pregato di mandarcele, le
inseriremo immediatamente.
KUMDO (Kendo
Coreano)
Disciplina coreana. Arte dello sguainare la sciabola. Simile al Kendo
giapponese. Con la sua pratica si ricerca la precisione assoluta del proprio
essere, meditazione dinamica.
KUNG FU
"Adepto", "Uomo che vuole conseguire il successo", "Sforzo umano". Questo
termine, in Occidente, è generalmente attribuito, a torto, a tutte le arti
marziali cinesi; ma esso non è utilizzato in Cina dove viene sostituito dal
termine Wushu. In Giappone ha assunto il nome di Kakutei-jiutsu.
A volte viene
espresso nella grafia Gong-Fu ed è la pronuncia cantonese del cinese mandarino Quanfa. Questo tipo di combattimento venne reso popolare da Bruce Lee nei suoi
film realizzati ad Hong Kong alla fine degli anni 60. Il Kung fu è
caratterizzato da delle tecniche e dei movimenti analoghi a quelli del Karate
e da altre attitudini posturali che imitano gli animali e che derivano dalla
ginnastica terapeutica dei cinesi.
In Cina esiste un gran numero di stili di
combattimento a mani nude o con armi, ognuno dei quali possiede le sue
tecniche con nomi del tutto particolari. Tuttavia è possibile distinguere, tra
tutti questi stili (la maggior parte dei quali pretende di discendere
direttamente dallo Shaolin-ssu), gli "stili duri" o "esterni" (Weijia):
Shaolin-bai, Hongjia-pai, Zhong-pai, Chuk-kai-quan, Dim-huk etc...; e gli
"stili morbidi" o "interni" (Neijia) a cui appartengono il Tai Chi-quan ed il
Bagua-pai.
Tutte le centinaia di stili del Kung fu si rifanno a gestualità
tipiche di animali, dando così il nome allo stile stesso: lo stile della
tigre, della scimmia, del serpente, della mantide ecc...) fa eccezione un
sistema, più che stile: il Wing Chun, un sistema di combattimento che è
specializzato nel combattimento a corta distanza e che sfrutta particolari
capacità di sensibilità tattile, esso si rifà appunto, non a movenze di
animali ma bensì alla biomeccanica umana.
M.D.I.M
Metodo
di Difesa personale Individuale e Modulare: sistema di
autodifesa per antiaggressioni, finalizzato a situazioni da strada. Senza
regole. Questo sistema è adattato, individualmente, sul fisico del praticante.
Nessuna tecnica è uguale per tutti e va insegnata tenendo conto di parametri
personali e peculiari quali peso, struttura, altezza, agilità latente,
psicologia. Questo sistema è stato messo a punto ed è in continua reale
modificazione dal m° Alessio Peluso di Bologna. In esso si praticano queste
discipline: Hapkido, Wing Chun, lotta Libera e G.R. Sambo e submission.
L'M.D.I.M. è una disciplina che ricerca le
tradizioni nostrane di arti marziali, infatti al suo interno si affinano
discipline italiane quasi sconosciute del tipo: il bastone siciliano e
napoletano, la intrumpa sarda ed altro... Il tentativo è quello di valorizzare
la nostra cultura marziale in sinergia con la cultura orientale.
MUAY THAI
In
tutta la storia Thai, il Muay Thai (è questo il suo nome corretto) ha avuto
una notevole importanza. Ma, durante il regno di Pra Chao Sua (che era
conosciuto come il "Re Tigre"), il pugilato Thai ottenne nuova forza ed
importanza poiché il re stesso era, non solo un seguace ed un appassionato di
quest'arte, ma ne era anche un grande campione. Viaggiava solitamente di
villaggio in villaggio, partecipando alle varie fiere in incognito e
combattendo contro i campioni locali per premi di denaro, senza che nessuno
riuscisse mai a capire chi fosse in realtà.
In effetti, si dice che alcune
delle tecniche, applicate quotidianamente, anche oggigiorno, nel Muay Thai,
siano basate sullo stile di lotta di Pra Chao Sua. A quei tempi i guantoni da
boxe erano prodotti con corde di canapa intinte in una soluzione di colla. Se,
addirittura, alla colla venivano mischiate schegge di vetro, i risultati erano
chiaramente devastanti.
Un primo esempio di protezione per l' inguine aveva la
forma del guscio di un mollusco, e le comunità delle zone interne
utilizzavano, al posto della conchiglia, un pezzo di corteccia d'albero. Ma
questo sport era così violento che, agli inizi del 20° secolo, i decessi che
avvenivano sul ring erano molto frequenti. Nonostante l'intervento del governo
con nuove regole molto rigide, che si sperava sarebbero servite a ridurre o a
eliminare questo tipo di morte violenta, continuarono a verificarsi danni al
cervello, ferite molto gravi e decessi.
Entro il 1930, tuttavia, furono
introdotti i moderni guantoni da boxe, nuove regole, regolamentazioni,
divisioni a seconda del peso e combattimenti sempre aventi luogo all'interno
del ring, accorgimenti che resero quest'arte molto più sicura. Il Muay Thai
era quindi divenuto "maggiorenne", ma non era ancora, del tutto privo di
pericoli. Nonostante il nuovo corpo di leggi, infatti, i decessi erano ancora
piuttosto frequenti, per lo più dovuti allo shok del colpo di gomito alla
tempia.
Il pugilato thai è probabilmente lo sport di contatto tra i più
violenti tra tutti gli altri che compongono il vasto panorama degli sports da
combattimento (anche se non necessariamente il più efficace), le sue tecniche
letali possono entrare benissimo anche nella guardia più solida, arrecando
danni irreparabili.
L'occidente, tuttavia era così conscio della reputazione
di quest'arte e del pericolo insito, che si decise di eliminare i colpi di
gomito e le altre caratteristiche letali, per creare il nuovo, più sicuro
sport della boxe unita anche alle percussioni con calci. Tutto l'allenamento
del Muay Thai ruota attorno ad abilità combattive di primo livello. Agli
studenti principianti viene per prima cosa insegnato il movimento dei piedi e
delle gambe, in quanto formano la gamma di possibilità dell'attacco e della
difesa del combattente.
Non vi sono veri e propri preliminari nell'arte, solo
una serie di tecniche brevi, ben organizzate, che si dispongono in un preciso
schema d'attacco. Un aspetto oltremodo interessante dell'arte è
l'utilizzazione del Yng Kow (ginocchio lungo). Questa particolare tecnica
consiste in un'unica mossa di difesa ed attacco. Può essere sia utilizzato per
un attacco allo stomaco o allo sterno, oppure tramutato da un colpo con il
ginocchio in un calcio frontale solamente estendendo maggiormente la gamba.
Nel pugilato Thai, a differenza delle altre arti marziali, il combattente
apprende le tecniche per calciare utilizzando la propria cresta tibiale, e non
le altre parti del corpo. La cresta tibiale viene quindi deliberatamente
rafforzata durante gli allenamenti, percuotendola ripetutamente contro un
cuscinetto o una borsa pesante. Ma, alla fine dopo questo duro allenamento si
è ottenuta la consistenza di una sbarra di ferro. L'allenamento per
l'acquisizione della forza fisica nel Muay Thai è probabilmente il più severo
e faticoso rispetto a tutti gli stili di combattimento asiatici.
Gli studenti
che vivono in speciali campi di allenamento, percorrono circa 8/9 km per
volta, seguiti da una percorso di 3/5 km di nuoto. Senza fermarsi neppure per
una pausa, il combattente si sposta verso l'area dove si trovano i sacchi
appositi, per passare almeno un'ora a colpirli con pugni e calci. Poiché il
combattimento può durare anche per un lungo periodo di tempo, è di
fondamentale importanza che i combattenti siano sempre in ottime condizioni
fisiche.
NAGINATA
l
naginata è entrato discretamente nella F.F.J.D.A. (Federazione Francese Judo e
Discipline Associate) nel 1973 come disciplina associata al Kendo. Infatti la
prima sezione di naginata è stata aperta nel 1974 in un club di Kendo. La
naginata, legata alla spada giapponese durante tutta la storia del Giappone ha
dato vita ad un'arte marziale molto vicina al Kendo.
I combattimenti tra
praticanti di naginata e di Kendo sono una prova reale. Esempi perfetti di
questi combattimenti si riflettono nei Kata dei Ryu di naginata esistenti
ancora in Giappone. La Tendo Ryu ad Osaka e la Sikishin Kage Ryu a Tokyo sono
le più conosciute. Molte scuole conservano anche una pratica contro yari,
tanto, Kusarigama, etc. La naginata può essere descritta come un'alabarda, con
la lama più o meno incurvata, più o meno lunga, con delle forme così varie che
solo la storia può spiegarne l'origine e l'evoluzione.
Si differenza dalla
lama del Katana per il fatto che non è mai presente lo yokote, questa lama è
sempre montata su un'asta di sezione ovale. Apparve per la prima volta alla
fine dell'era Nara e all'inizio dell'era Heian, si può presumere che dei
contadini-guerrieri abbiano trasformato un attrezzo agricolo in un arma di
difesa, oppure che fu direttamente copiata dall'alabarda dei monaci cinesi.
Un'altra versione racconta che dei guerrieri per combattere a cavallo o contro
dei cavalieri abbiano attaccato la loro sciabola all'estremità di un asta. Tra
la fine delle ere Heian e Kamakura, la naginata diviene un arma molto popolare
e molto sviluppata. Le lame possono arrivare fino ad un metro e trenta di
lunghezza, questo tipo si chiama shobuzuki-naginata. Fu maneggiando questo
tipo di naginata che il samurai Gochin No Tajima fu soprannominato "Tajima, il
tagliatore di frecce".
Quanto al più famoso praticante di naginata, Saito
Musashi-Bo Benkei, usava un arma dalla lama di 4 "shaku" (152 cm.) e l'asta di
6 "shaku" e 5 "sun" (2m e 46cm)! Durante le ere yoshino e ashikaga, le lame
diventano pesanti e fisse ma sono ridotte alla lunghezza abituale di circa 60
cm. Durante le guerre del 16° secolo apparve una nagianta con l?asta più
corta, una lama normale ed una tsuba (guardia) Si è sovente detto che la
naginata era l'arma dei sohei (monaci guerrieri).
E' vero che i monaci
preferivano la naginata alla spada, ma molti samurai la portavano tanto che in
molti casi rivaleggiava in popolarità con la Katana. Durante l'era Ashikaga
comunque perse un po' di popolarità presso i samurai, questa perdita di
popolarità può essere dovuta in parte al cambiamento dei sistemi di
combattimento (introduzione delle armi da fuoco) ed anche allo sterminio dei
monaci di Hiesan da parte di Oda Nobunaga nel 1571.
All'inizio dell'era Edo e
per tutto il lungo dominio dei Tokugawa la naginata è usata pricipalmente
dalle donne e dalle figlie dei samurai come arma di legittima difesa e viene
portata come dote dalle spose di famiglia samurai. Durante l'era Meji, dopo la
creazione del Butokukai, la pratica perde il suo carattere militare (Bujitsu)
per diventare una disciplina personale (Budo). Fino alla seconda guerra
mondiale, la pratica faceva parte del programma scolastico femminile, (ai
maschi era riservata la pratica del Kendo). Vietata dopo la guerra, riprese
qualche anno più tardi.
La federazione di Naginata giapponese fu fondata nel
1955. Ha codificato le differenti tecniche delle numerose scuole esistenti,
per farne uno sport molto preciso, molto simile al Kendo (di cui il Naginata
ha copiato l'armatura di protezione) i colpi sono gli stessi ( più uno alle
gambe "sune") il Ki ken tai è il medesimo ed obbligatorio. Il problema della
trasmissione del movimento nella punta e sul monouchi (punto ideale del colpo
sul filo della lama) è più complesso per via della lunghezza dell'asta,.
Per
la stessa ragione il ma-ai è molto difficile da valutare: il combattente è
sovente troppo vicino al suo avversario. La complessità degli spostamenti, (le
anche stanno di profilo ed effettuano rotazioni di 90° o di 180° per evitare
che l'asta urti contro il corpo), le guardie sia dal lato destro che sinistro,
disorientano il principiante.La forza è superflua (non necessita dell'energia
del Kendo) ma è richiesta una grande coordinazione e scioltezza.
Gli
allenamenti sono svolti in due fasi: 1)- senza armatura- Khyon (fondamentali)
e Shikake-oogi (attacchi e difese) in cui il praticante ricerca la precisione,
e lo spirito del combattimento ideale. 2)- con armatura (bogu) -geiko e shiai
usando naginata con il terminale in bamboo; sono possibili anche dei
combattimenti contro Kendoka (questi ultimi con delle protezioni alle gambe "sune-ate").
Simone Charton 5° dan Renshi
NINJITSU
"Arte" del Ninja (shinobi), arte dell' invisibilità. Essa viene anche definita
col termine Ninpò. In coreano Shin-Bop. Per alcuni è l'arte dell'invisibilità.
Essa crea guerrieri specialmente allenati per lo spionaggio e per l'
assassinio, il cui corpo scelto di specialisti si formò alla fine del periodo
Heian (794-1185) sulle montagne attorno a Kyoto, in cui vissero a stretto
contatto con gli Yamabushi.
Questi uomini, generalmente di bassa estrazione
sociale, furono utilizzati dai Daimyo (capi di clan e di province),
soprattutto a partire dal XV° secolo, per assassinare i loro nemici e
penetrare nelle loro fortezze.
La leggenda si è impadronita delle loro gesta,
attribuendo loro poteri straordinari, tra i quali quello di rendersi
invisibili, di camminare sul fuoco e sull'acqua senza affondarvi (??).Questi
uomini, che venivano sottoposti fin dalla loro fanciullezza ad un
addestramento particolare (vi erano solo poche famiglie specializzate in quest'arte), erano in realtà capaci di prodezze acrobatiche fuori dal comune.
Essi erano esperti nell'arte dello scalare muraglie, nel nuoto subacqueo e
nelle varie forme di dissimulazione e travestimento. I ninja usavano per le
loro imprese degli strumenti del tutto particolari, come i guanti muniti di
artigli di ferro (Shuko), dei natanti piegabili, delle armi non "nobili" come
particolari tipi di pugnali (Ko.Ugi), delle armi da lancio (Shuriken), delle
catene, delle corde e della polvere da sparo.
Durante le missioni notturne i Ninja indossavano un costume in genere nero, con un cappuccio (Shinobi-Shosoku)
oppure altri travestimenti atti a mimetizzarli con l' ambiente in cui
operavano. Essi dovevano vivere tra la gente comune in maniera anonima ed
avevano l' ordine, nel caso in cui fossero stati scoperti e arrestati, di
sfigurarsi per non essere identificati, o di uccidersi per non tradire il
proprio clan di appartenenza. Esistevano tre classi di Ninja, quelli che
dirigevano le azioni e che intrattenevano i rapporti con i mandanti (Jonin),
coloro che le preparavano (Chunin) ed infine quelli che le eseguivano
materialmente (Genin).
I Ninja dovevano essere esperti nel maneggio di tutte
le armi e conoscere l'uso dei veleni e dei prodotti chimici (sostanze fumogene
ed esplosivi), nonchè essere maestri di scienze occulte ed esoteriche
(ipnotismo e parapsicologia). I loro sensi erano particolarmente acuti e
sviluppati dall'addestramento specifico ed essi utilizzavano il codice
particolare per comunicare tra loro.
I Ninja ispiravano un grande terrore
nella gente comune e, quando un "guerriero delle tenebre" veniva catturato
(cosa che accadeva raramente) gli venivano inflitte terribili torture per
poter scoprire, finalmente, tutti i suoi segreti. Durante il periodo Edo, il
Giappone venne a trovarsi in una fase storico-politica di relativa
tranquillità e molti Ninja, ormai "disoccupati", divennero assassini
prezzolati o si diedero alla macchia assieme a banditi e briganti di strada.
Evidentemente i loro obiettivi non erano certamente nobili; essi venivano
considerati come l'antitesi vivente del Bushido. Nonostante l'alone di mistero
che li avvolgeva, alcune famiglie Ninja divennero celebri alla fine del XVI°
secolo, quando, si misero al servizio dei Daimyo (ricchi feudatari) che li
utilizzarono nelle loro lotte intestine o contro i clan rivali.
PANCRAZIO
Il
Pancrazio è una delle più micidiali e complete discipline da combattimento,
essa comprende tecniche di varia natura: la lotta in piedi, a terra, pugilato,
calci, morsi ed acrocorismo (torsione e rottura delle dita delle mani). Si
tratta di una disciplina che si sviluppa in un periodo di decadenza
politico/sociale nell'antica Grecia, nel periodo della 33esima Olimpiade.
Pancrazio vuol dire combattimento totale ed è la più vicina al concetto di
combattimento per la sopravvivenza. La posta in gioco, infatti, tra i
contendenti era la propria vita. La leggenda vuole che Arricchione, famoso
pancratiasta, che nel suo ultimo combattimento, fu bloccato al collo con le
gambe dall'avversario (forbici) che gli blocco anche il corpo e le braccia.
Arricchione gli troncò il dito del piede con un morso ma morì soffocato lui
stesso mentre l'altro si arrendeva.
Le leggende sul Pancrazio non mancano di
certo...Una verità, però è quella del famoso Milone che dopo aver combattuto
con soldati armati di tutto punto, sfidò un toro, uccidendolo, quindi se lo
caricò sulle spalle e fece un giro di corsa dello stadio osannato da tutti;
fin qui la verità...La leggenda comunque vuole che dopo aver fatto tutto ciò,
Milone stesso si mangiò tutto il toro (basti questo aneddoto a dimostrare
l'efferatezza del Pancrazio di allora). Il corpo di un pancratiasta era
riconoscibilissimo ed era come una carta d'identità: orecchie lacerate dai
colpi, naso deforme e cicatrici su tutto il corpo.
Più avanti questa
disciplina rude divenne una dimostrazione sportiva di tutto rispetto, in
quanto si ricercava la "bella vittoria" senza far molto male all'avversario.
Il periodo di massimo sviluppo del Pancrazio fu l'era di Alessandro Magno,
profondo appassionato di questo sport che lo fece conoscere sulle rive del
Gange, quindi arrivò a Roma. Dal Pancrazio presero spunto alcune attività
sportive quali la Savate ed il Catch.
PARANZA
(l'arte del BASTONE SICILIANO)
Il
bastone siciliano, o paranza, è una disciplina di combattimento risalente al
1200 ed è stato usato come strumento di lavoro e come arma di difesa contro
occasionali assalitori, o animali selvaggi, da contadini e da pastori.
Inizialmente non vi era una tecnica precisa, che cominciava a delinearsi verso
il 1600.
I signorotti della nobiltà contadina, i proprietari terrieri,
appresero quest'arte che si mostrava efficace anche contro avversari armati di
coltello. A quell'epoca avvenivano spesso duelli tra nobili e pastori, questi
ultimi, se vincevano, acquistavano il diritto di pascolare le greggi senza
pagare il pedaggio, altrimenti pagavano doppio.
Questi non erano
duelli veri e propri, ma scommesse e vedevano prevalere uomini del popolo, che
poi diventavano guardiani assunti dal signore e anche maestri d'arme.
I
pastori si sfidavano spesso a duello, anche mortale, per questioni d'onore e
questa usanza venne anche adottata successivamente dai nobili. In questi casi
ci si atteneva sempre ad un preciso codice d'onore e, grazie a questa pratica,
la tecnica cominciò a raffinarsi. Poi, con l'avvento delle armi da fuoco, la
funzione di difesa del bastone venne a mancare, ma restò il suo impiego nei
duelli d'onore.
Oggi il bastone resta a livello di arte tramandata di padre in
figlio, da amico ad amico, soprattutto nella Sicilia orientale, sui monti e
nei luoghi scarsamente popolati, dove ancora i giovani non sono distratti dai
problemi della società industriale. Quest'arte ebbe anche un altro protettore:
la cosiddetta famiglia, antica organizzazione patriarcale, embrione della
futura mafia.
Soprattutto agli
inizi del secolo scorso tale organizzazione rappresentava e si sostituiva alla
legge in molti villaggi: si basava su una struttura gerarchica presieduta e
diretta da uomini che avevano il titolo di capo bastone e vi erano anche altri
gradi. I componenti di queste famiglie parlavano con un gergo: la favella,
tuttora utilizzata in alcune zone siciliane.
La
tecnica del bastone è molto diffusa nell'Italia meridionale, un'altra grande
scuola di questa arma è senza ombra di dubbio la scuola napoletana (alla quale
sono particolarmente attaccato per motivi di nascita e famigliari).
Il bastone
siciliano comprende vari stili denominati "Tirata", la tirata ruotata e la
fiorata sono tra i più diffusi, un'altra scuola collocata geograficamente
nell'area di Messina, usa il bastone con una sola mano, come un fioretto, ma
no è ritenuta molto efficace perché nelle parate c'è il rischio che il bastone
cada di mano. Nelle scuole maggiori, invece, il bastone viene maneggiato a due
mani, con movimenti rotatori continui chiamati mulinè e solo occasionalmente
viene utilizzata con tecniche offensive di stoccata, con una sola mano.
Il mulinè eseguito a due mani difende tutta l'area intorno al corpo (un po' come
un'elica), tenendo lontano gli aggressori. questa fase difensiva è completata
da attacchi alla testa, colpi laterali a l viso, puntate allo sterno, alla
gola ed al basso ventre, tutti mortali. La tirata insegna anche un suo
particolare modo di spostarsi e camminare, assecondando appieno la tipologia
del terreno su cui ci si trova (campagna, pavimento di piastrelle, sabbia,
selciato bagnato etc...), spesso richiama la danza e si ispira ai movimenti
dei pupi siciliani.
Tirata vuol dire combattimento. Un elemento importante di
queste scuole è detto "figurismo". Il figurismo è una sequenza obbligata di
figure (posizioni) che anticipano il combattimento, rendendolo il più
difensivo possibile ed al contempo ne caratterizzano lo stile adottato. Il
bastone utilizzato si chiama anche ulivastro, per il particolare legno
utilizzato per farlo: l'Ulivo appunto, è di colore biancastro lucido ed è
molto leggero ed al contempo resistentissimo ai colpi più duri, anche sbattuto
violentemente sul cemento.
Esso può avere dei noduli molto consistenti che
vengono utilizzati per fratturare la zona ossea colpita in piccoli punti
specifici. Il legno utilizzato viene raccolto in particolari periodi
dell'anno, viene trattato e passato al fuoco per essere pulito raddrizzato e
asciugato. La stagione di raccolta del legno è molto importante per la qualità
stessa dell'arma. Altri legni utilizzati sono l'arancio amaro, il sorbo e la rossella.
Nel duello vi
è un giudice d'onore che controlla il rispetto delle regole. I motivi che
danno origine a questa prova possono essere tanti e più o meno gravi e tocca
al giudice stabilire, valutando la gravità dell'offesa subita da uno dei due
contendenti, le modalità del combattimento stesso.
Così il
combattimento può svolgersi all'ultimo sangue, oppure al primo che riesce a
colpire l'altro, o ancora evitando di colpirsi volutamente nei punti vitali.
Esistono varie misure del bastone (in palmi) e diametri, ad esempio un bastone
sottile può infliggere oltre che fratture anche lacerazioni.
PIKEE A BOO
Il
Pikee a Boo è una "storpiatura" del Wing Chun. Messo a punto da alcuni Maestri
di Wing Chun (uno dei quali Chan) per essere utilizzato sul ring da pugili
professionisti (rispettando i regolamenti pugilistici). Uno dei massimi
esponenti di questo sistema, inserito all'interno di allenamento pugilistici
(pochi lo sanno) è Tyson stesso. In esso, è superfluo dirlo, mancano del tutto
le tecniche di calcio.
QWAN KI DO
Se
si consultano le origini delle arti marziali nel mondo, si può constatare che
il Qwan Ki Do è un nome che è apparso recentemente. Ma non bisogna concludere
che si tratta, tecnicamente parlando, di una nuova creazione unendo vari
pezzi, lontano da ciò! Il Qwan Ki Do ha ricevuto da poco tempo la sua
denominazione definitiva, ma trova la sua origine nelle più antiche tecniche
di arti marziali.
E' il risultato di più di trenta anni di studio, di ricerche
e di patite sofferenze da parte di uno deoi più grandi esperti delle arti
marziali vietnamite, maestro Pham Xuan Tong, fondatore del Qwan Ki Do.
Attraverso il suo fondatore, il Qwan ki Do fa rivivere una sintesi dei più
antichi e dei più celebri stili d'arti marziali sino/vietnamiti, portando alla
fonte di scuole delle quali la fama è nota.
Il maestro fondatore, m° Pham Xuan
Tong, esperto 8° Dang, è universalmente riconosciuto nel mondo delle arti
marziali, ma poca gente sa fino a quale punto è ricco il patrimonio delle
scuole tradizionali di arti marziali che in lui ha prima di tutto avuto
l'onore e la fortuna di essere in Vietnam, discepolo del gran maestro cinese
Chau Quan ky, e, alla sua morte, le sue qualità tecniche e morali gli hanno
meritato di essere designato dal testamento come successore del grande
maestro, depositario della sua scuola cinese, lo He Phai in vietnamita.
Inoltre, per ciò che riguarda la parte puramente vietnamita dei suoi studi
delle arti marziali, ha beneficiato dell'insegnamento del "VO" da suo zio Pham
Tru (laureato in arti marziali in Vietnam) e dei maestri Long Ho Hoi e Pham
Thanh Su (scuola Binh Dinh). Dopo aver acquistato in Vietnam un livello molto
alto, dopo lunghi studi e dure ricerche, il maestro Pham Xuan Tong è stato
designato dal suo maestro e dai suoi condiscepoli, a diffondere il Qwan Ki Do
in occidente.
Lo " He Phai" è un metodo di combattimento molto reputato, nato
nella regione di " He" o " Hakka" situata nel sud della Cina. Le tecniche di
He Phai sono influenzate dagli stili famosi dello Shao lin, dello Wo Mei e
soprattutto del Tang Lang, ma lo He Phai conserva malgrado tutto le sue
particolarità di metodo locale.
Solo i grandi maestri assicuravano la
trasmissione di queste specialità. Nelle intenzioni del maestro Pham Xuan Tong
vi è soprattutto lo sforzo di far comprendere la sua disciplina come un
potente mezzo (oltre che di difesa personale e combattimento) per
riequilibrare la salute fisica e mentale dei suoi praticanti.
SAMBO
Sport Nazionale Sovietico ai cui tornei annuali partecipano migliaia di
praticanti. Generato, o meglio, "commissionato" dal ministero dello sport
sovietico per conto del governo. Disciplina scientifica di provata efficacia
per la difesa personale. E' un tipo di combattimento ispirato alle lotte
mongole, sovietiche (locali) ed occidentali (con qualche somiglianza ad alcune
tecniche di Judo).
Il Sambo si pratica su una superficie coperta da
materassini. I contendenti indossano la casacca del Judo, un paio di
pantaloncini corti, un paio di scarpette da lotta, leggere con una cintura in
vita rossa o blu. L'arbitro porta delle fascette colorate alle braccia per
assegnare il punteggio all'atleta del colore relativo (un pò come nella lotta
g.r. e libera).
Il lottatore di Sambo cerca di immobilizzare l'avversario con
una chiave articolare al braccio (Arm-lock), azione, questa, che gli consente
di realizzare il massimo punteggio (8 punti), mentre una proiezione corretta
gli frutta 4 punti ed una caduta dell'avversario solo un punto, se invece
l'avversario cadesse seduto, viene attribuito mezzo punto.
Per vincere, il
lottatore, alla fine del combattimento deve realizzare più di 4 punti di
differenza dal punteggio del suo avversario. Letteralmente Sambo è l'acronimo
di "SAMozascita Bez Oruija" che significa
difesa personale senza armi. Esso fu creato, sviluppato e messo a punto dal
1920 dietro insistenza del governo Russo, che si proponeva di creare una
struttura per allenare i suoi miliziani componenti del KGB (allora chiamata
CEKA).
Si tratta di una disciplina in continua evoluzione. Alcuni suoi atleti
si cimentano con successo in gare di livello olimpico, sia nelle file del Judo
che in quelle della Lotta Libera. Comune a tutti gli elementi del Sambo e' la
mancanza di rituali. La semplicità e la convenienza, indirizzate verso un
unico scopo: vincere l'avversario.
SAVATE
1. Le origini della boxe francese (savate):
Michel Casseuax detto Pisseau, un parigino nato 1794, prendendo le mosse dai
due metodi di difesa personale in uso a quel tempo in Francia, cioè lo "chausson"
praticato al sud e principalmente dai militari, nel quale si usavano
esclusivamente i colpi di piede, e la "savate" in uso al nord, nella quale ai
colpi di piede si aggiungevano i colpi portati con le mani a schiaffo, riuscì
a fondere insieme il meglio dei due metodi e nel 1820 formò un'accademia che
chiamò "art de le savate".
Pisseau ebbe molti allievi ma uno solo emerse su
tutti: Charles Lecour. Questi ben presto si rese conto che la savate così
concepita, pur rimanendo un'ottimo metodo di difesa personale, risultava
ancora incompleta per via dell'uso limitato che si faceva delle braccia, in
realtà poco producente agli effetti del combattimento.
Si recò quindi in
Inghilterra dove stava fiorendo il "boxing" (la futura boxe inglese) ed
apprese dal maestro Swift l'arte del pugno. Ritornato in Francia integrò la
disciplina francese con quanto aveva appreso in Inghilterra creando così la
"boxe francese". Suo fratello, Hubert Lecour, fece della boxe francese un'arte
raffinata e fu protagonista, insieme con il fratello, di memorabili esibizioni
nei più famosi caffé concerto di Parigi.
Contemporanei dei fratelli Lecour
furono Charles Ducros di montpellier e Louis Leboucher di Rouen. Il primo fu
ottimo maestro a Parigi e divenne celebre per aver battuto per "fuori
combattimento" il famoso boxeur Tom Cribb. Louis Leboucher, in antitesi con la
boxe raffinata di Hubert Lecour, prediligeva una boxe estremamente pratica ed
improntata soprattutto sulla difesa personale: era solito spronare i suoi
allievi a fare esperienza nelle risse di strada.
E' noto il suo trattato di
"difesa del viaggiatore" che egli stesso impartiva ai forestieri in sole tre
lezioni. In seguito altri personaggi contribuirono in modo importante allo
sviluppo della boxe francese: Louis Vigneron nacque a Parigi nel 1827 e fu il
più forte atleta dell'epoca, imbattibile nei combattimenti sportivi e ancor
più nelle rissedi strada. Batté anche atleti famosi in altri sports quali il
lottatore Michel Arpin, denominato "il terribile savoiardo" e il boxeur Dikson.
Joseph Charlemont, nato nel 1839, probabile allievo di Vigneron, fu un tireur
eccezionale. Divenne in seguito un grande maestro e creò nuove combinazioni di
colpi di piede sulle basi di un'allenamento atletico più intenso e più consono
alla nuova tecnica. La sua scuola sfornò atleti formidabili fra i quali suo
figlio Charles.
Egli fu il più celebre e rinomato tireur di boxe francese di
tutti i tempi. Era un peso medio e divenne famoso anche per i suoi epici
duelli sostenuti con i pari peso di boxe inglese dell'epoca uscendone sempre
vincitore: celebri le sue vittorie ai giochi di Londra della Regina Vittoria
nel 1887 e quella a Parigi nel 1893 sul boxeur Jerry Driscol.
Nel 1896
incontrò Michel Ginoux, ultimo grande esponente dello chausson e lo batté per
K.O.. Victor Casteres fu un altro ottimo atleta e venne scelto come avversario
di Charles Charlemont per la disputa dell'unico campionato mondiale di savate
che sia mai stato disputato. Casteres perse ai punti dopo un incontro molto
equilibrato.
Charles Charlemont fu anche un ottimo maestro e dalla sua scuola
uscirono molti validi atleti fra i quali si distinse Pierre Barozzi, detto
Baruzi. Era un nobile di origine italiana, grande atleta che per undici volte
fu campione assoluto in Francia. Ebbe il merito di tenere in vita la boxe
francese quando rischiò di sparire a seguito dei disastri delle due guerre
mondiali nelle quali morirono i migliori maestri, circostanza che non ultima
determinò la prevalente popolarità della boxe inglese.
SHAOLIN
Tempio buddista cinese detto della "piccola foresta" (giovane foresta)
fondato, secondo la tradizione, nella regione di Henan sul monte Sungshan nel
496. Il monaco indiano Bodhidharma, secondo la tradizione, vi avrebbe
soggiornato nella seconda metà del V° secolo, insegnando i principi indiani di
combattimento senza armi, per permettere ai religiosi Chan (Zen in cinese) di
difendersi contro le aggressioni dei banditi da strada.
Le tecniche che si
rifanno a quelle praticate nel monastero di Shaolin sono divise in due grandi
correnti distinte tra loro: quella del nord detta Shaolin, e quella del sud,
il Taiji Quan. Questi metodi di lotta a mani nude, furono mantenuti segreti
per molti secoli dai monaci buddisti.
Il loro insegnamento si basava su due
aspetti principali: quello detto "esterno" (Weijia) o allenamento delle
reazioni muscolari per vincere l' avversario nel momento stesso del suo
attacco, e quello "interno" (Neijia) consistente nell'esecuzione di movimenti
e tecniche di avanzamento e arretramento agile, con il controllo della
respirazione.
Nel XVIII° secolo vennero create quattro scuole maggiori, tutte
derivate dallo Shaolin, chiamate in cantonese Hung-Gar, Mo-Gar, Choi-Gar, e
Li-gar. Successivamente queste scuole diedero origine a degli stili, che
provenivano da diversi monasteri, tra cui quello di E-Mei-Shan, di Wutang, di
Fujian, di Guangdong, e di Henan, i cui nomi derivano dalle province o dalle
città in cui essi si svilupparono.
Le tecniche delle scuole (Pai) di Shaolin,
facevano riferimento al nimero "magico" 108 ed erano suddivise in posizioni (Tui-fa),
spostamenti (Pu-fa), parate (Lan-fa), tecniche di pugno (Chuan-fa o Quan-fa),
tecniche di mano (Shu-fa), tecniche di gamba (Tek-fa), e d'immobilizzazione (Lu-fa).
Le posizioni di combattimento infine, imitavano gli atteggiamenti degli
animali (gru, tigre, orso, scimmia, mantide, serpente eccetera...)
SSIRUM
Il
Ssirûm, noto come "lotta coreana", ha una lunga storia, come è evidenziato
nelle pitture murali delle antiche tombe della Corea. Prende la forma di un
combattimento fra due lottatori posti l'uno di fronte all'altro in una buca di
sabbia. I due contendenti si afferrano per il satpa, il pezzo di stoffa che
avvolge loro la vita e le cosce, e con la forza delle braccia, delle gambe e
del dorso cercano di rovesciare l'avversario e farlo cadere a terra.
Questo
tipo di lotta si è sviluppato nella Corea rurale come combattimento fra i
giovani più robusti dei villaggi. Un incontro di ssirûm ha sempre fatto parte
dei festeggiamenti, come nelle feste per il nuovo anno, nei giorni di mercato,
nei giorni in cui si radunava molta gente. I più robusti dai villaggi vicini
si radunavano per competere, gettare a terra gli avversari e ricevere
l'applauso della folla. L'ultimo a restare in piedi era il vincitore, veniva
coronato con il titolo di changsa, o "uomo forte" e, come premio, riceveva un
bue.
Faceva poi trionfalmente ritorno al proprio villaggio conducendo il bue.
Con l'industrializzazione della Corea, questo tipo di lotta si è vieppiù
formalizzato come sport competitivo con incontri fra professionisti. È
diventato popolare come il calcio da noi in Italia. Furono fondate delle
squadre con atleti provenienti dalle scuole superiori o dalle università e fu
istituita una competizione nazionale chiamata Campionato di ssirûm changsa,
con gare tenute in tutto il paese.
Gli atleti di ssirûm sono persone di grande
stazza , alti da 1,80 a 2 metri e che pesano da 100 a 150 chili. È
interessante osservarli mentre concentrano la propria forza nelle braccia,
nelle gambe e nel dorso per capovolgere in un rapido movimento un avversario
altrettanto grosso e forzuto. Gli incontri fra questi giganti, che possono
sembrare lenti e poco interessanti a prima vista, sono in realtà dinamici e
pieni di eccitazione e per questo motivo sono sempre numerosissimi gli
spettatori che vi assistono.
Un incontro di ssirûm dal vivo è uno spettacolo
grandioso. È l'occasione in cui lottatori professionisti ben pagati e
sponsorizzati dalle grandi aziende mostrano le proprie abilità e il risultato
dei duri allenamenti. Lee Man-ki, che ha vinto molte volte il titolo di
Changsa (Jangsa) negli anni ottanta, è un campione di ssirûm che si è distinto
per abilità e forza. In seguito alla popolarità di Lee, il ssirûm ha
conquistato un gran numero di seguaci e il numero degli atleti di questo sport
è andato continuamente aumentando.
Quello che è sorprendente è il modo in cui
un atleta riesce a capovolgere così rapidamente un avversario tanto più grosso
di lui. A differenza del wrestling in cui si guadagnano punti spingendo o
tirando, nel ssirûm la vittoria dipende da quel solo momento di forza. Ed è
quello il momento in cui uno dei giganti cade sulla sabbia e le grida di
esultanza della folla si alzano.
S' ISTRUMPA
La
fierezza, il coraggio, l'arditezza degli abitanti di Ollolai si manifesta
nella millenaria lotta di " S' Istrumpa". Combattimento che si ritrova tra gli
altrettanto fieri e orgogliosi popoli del nord Europa: Bretoni, Scozzesi,
Irlandesi e Baschi che calano nel piccolo paese per perpetuare riti e lotte
che risalgono alla notte dei tempi come testimonia un bronzetto nuragico che
riproduce la lotta.
La S'istrumpa è una lotta che ha avuto il riconoscimento
della Federazione lotte celtiche e bretoni. Si tratta di una lotta nella quale
si cerca di squilibrare l'avversario, senza necessariamente portarlo a terra;
e se per caso il compagno cade vi è l'usanza di porgergli la mano per aiutarlo
ad alzarsi.
A parte la delicatezza insita nel rispetto per gli altri, questa
arte marziale tradizionale sarda cela una efficacia ed una combattività fuori
del comune (in questo incarna pienamente lo spirito ed il temperamento del
popolo sardo). Questa disciplina è nata come forma di gioco, quindi di sfida
amichevole nel paese di Ollolai, per poi espandersi in tutta l'isola. (http://www.hapkido.it/sistrumpa.htm)
TAEKKYON
Taekkyon: un'arte marziale coreana caduta in disuso durante il 1900. Creata
dal Grandmaster Song Duk-Ki. Questa arte a tutt'oggi è considerata un bene
culturale dal governo coreano. I movimenti di Taekkyon sono caratterizzati
dalla bellezza ritmica e la scioltezza articolare, che nascondono la
pericolosità delle stesse. Dal Taekkyon si sono generate discipline quali il
HwaRang-Do ed il Tae kwon Do.
TAE KWON DO
(Tae,
piede; Kwon, pugno; Do, Via) Varietà coreana di Karate, creata
subito dopo il secondo conflitto mondiale, fu adottata già dal 1945 come
sistema di difesa personale per le forze di polizia coreane, originata dagli
antichi sistemi d'allenamento delle arti marziali autoctone (Tae-Kyon e Subak), un tempo riservato agli Hwarang (giovani nobili,
influenzati dalla dottrina confuciana), che si costituirono in associazione
patriottica durante l'unificazione della Corea sotto la dinastia di Silla
(VI° secolo).
Durante l'occupazione giapponese, a partire dal 1910,
l'insegnamento del Tae-Kyon fu proibito e rimpiazzato da quello del Karate e
del Kempo cinese. Sarà allora, dall'unione e dalla miscellanea di questi tre
stili di combattimento, che più tardi prenderà origine il Tae Kwon Do, che
attualmente è una disciplina sportiva entrata nel novero delle discipline
olimpiche, la cui prerogativa principale è quella di essere difensiva pur
utilizzando l'attacco fulmineo e devastante dei suoi calci per attuare ciò.
Anche il Tae Kwon Do si rifà a principi di elevazione della condizione umana,
corpo, mente, natura, cercando di unificarli. Il combattimento di Tae Kwon Do
utilizza un gran numero di tecniche di calcio, soprattutto "saltate" ed in
roteazione. L'utilizzo dei calci è preponderante nel T.K.D.
Altri sistemi di
allenamento sono le forme (Hyong), le rotture di tavolette (Kyok-pa)
e lo studio dei punti vitali (Keupso), non si contemplano assolutamente
forme di lotta corpo a corpo, evitandole. Il programma d'addestramento è
suddiviso in 10 Keup (Kyu), e 10 Dang. Anche il T.K.D. adotta
per i suoi gradi la colorazione delle sue cinture, anche se in modo differente
rispetto ad altre arti marziali similari.
Le gare si svolgono in tre round con intervallo di 30 secondi tra una e l' altra. Ogni competizione è
valutata da due giudici esterni, uno sul campo di gara, e quattro arbitri
seduti agli angoli, gli atleti indossano il tipico costume di colore bianco,
con bordi neri e la scritta Tae Won Do stampata dietro la schiena, inoltre
indossano anche le protezioni obbligatorie (Hogu).
Esistono 10
categorie di peso: bambini, adulti dai 48 ai 52 kg, dai 52 ai 56, dai 56 ai
60, dai 60 ai 64, dai 64 ai 68, dai 68 ai 73, dai 73 ai 78, dai 78 agli 84 kg,
categorie oltre 100 ed open. In tutto il mondo sono circa diciassette milioni
i suoi praticanti. In Italia il T.K.D. fu interdetto da Park Sun Jae,
presidente federale della Fitak/Filpj.
Questa disciplina venne ammessa a
livello dimostrativo alle olimpiadi di Seul nel 1988. Alle olimpiadi di Sidney
2000 sarà a tutti gli effetti disciplina olimpica. A mio parere questo
risultato è da imputare a due motivazioni ben precise:
l'omogeneità di poche federazioni a
livello mondiale (cosa che è mancata al Karate) col minimizzato atrito fra
esse e la formulazione di gara: efficace, sicura (adottando caschetto e
protezioni) e semplice.
TAI CHI
CHUAN
Il
Tai Chi non è solo un'arte marziale, ma è anche un metodo di guarigione e di
meditazione, a seconda di come vengono eseguiti i movimenti. I tre stili
classici sono lo Yang, il Chen, il Wu. Tai Chi stile Wu forma breve Dei tre
stili principali di Tai Chi, il migliore per curare traumi e problemi alle
articolazioni e alla schiena è lo stile Wu, che contiene elementi insegnati
raramente persino in Cina.
Con piccoli rilassanti movimenti articolari,
enfatizza lo sviluppo di morbidezza interiore unita a grande potenza. La forma
breve è stata sviluppata dal Maestro Frantzis con la guida del Saggio Liu Hung
Chieh, uno dei migliori studenti di Wu Jien Chuan, il fondatore dello stile. I
suoi 16 movimenti possono essere eseguiti in solo 4 minuti, ottenendo tuttavia
la maggior parte dei benefici fisici e spirituali propri del Tai Chi.
TANG SOO DO
Il
Tang Soo Do (Tang Su Do) è stato introdotto nel nostro paese dal
maestro argentino Roberto Daniel Villalba nel 1977. Questo che
segue è un cenno storico, attuale, della disciplina, ed è tratto dal volume
Tang Su Do dello stesso maestro, edito dalla Edizioni Mediterranee.
Nel
1909 con l'invasione giapponese della penisola coreana, termina il Regno
di Corea (dinastia Yi). La popolazione è sottoposta ad una radicale e
coercitiva inculturazione nipponica, che tenta di cancellare totalmente
identità storico-culturale di questo popolo millenario di origine mongola.
Nel
periodo d'annessione, che durò fino al 1945, i coreani vennero privati
di ogni autonomia socio-culturale che non rientrasse nel folklore contadino.
Le scuole coreane di arti marziali, come il Subak, il Tae Kyon,
il Kuk Sul, il Sipal ed altri minori, vennero fatte chiudere dai
giapponesi. Ciò nonostante, queste antiche arti continuarono ad essere
insegnate e tramandate, attraverso l'opera di maestri rifugiatisi nelle
campagne o nei piccoli villaggi montani.
Durante questo periodo, dal momento
che la Corea era diventata una provincia dell'Impero giapponese, i giovani
coreani venivano arruolati nell'esercito nipponico e prestavano il loro
servizio, per un periodo che oscillava fra i tre e i quattro anni, nelle varie
province dell'Impero del Sol Levante. In questo modo molti coreani ebbero il
modo di apprendere nel Giappone centrale (Kishu e Hondo) il Karate-do,
in italiano tradotto "via della mano vuota", che in coreano si pronuncia"
Kong Su Do". Altri invece impararono il Karate-do nelle isole Riu Kiu
(diverso da quello praticato in Giappone), dove il nome di quest' arte
significa "via della mano cinese", ed in coreano viene letto "Tang Su Do".
Tornati in patria, i coreani diventati esperti nel Karate-do, miscelarono le
tecniche di quest'arte con quelle autoctone. Venne così a crearsi il Karate
coreano, composto da tecniche di Karate giapponese e okinawese, tecniche di
pugilato coreano (Subak-ki), tecniche coreane di calcio, uniche per la loro
ampia gamma e potenza ( Tae-Kyon), tecniche con l' uso di armi bianche cinesi
(Sipal-ki), tecniche di leve articolari e di pressione ai punti vitali (Kuk
Sul), e tante altre tecniche ritenute valide ed efficaci.
In tal modo il Karate coreano creò una sua originalità, che gli permise di distinguersi dal
karate giapponese, da quello okinawese, dal Kung fu cinese. Al termine del
secondo conflitto mondiale, quando i giapponesi lasciarono la Corea, nella
penisola sorsero molte scuole di arti marziali.
Con lo scoppio della guerra di
Corea il 25 Giugno 1950, dove il sud era sostenuto dagli Stati Uniti mentre il
nord era appoggiato dall'esercito di Mao Tse Tung, e la successiva divisione
della penisola dei due stati coreani, si cercò nella Corea del sud di ricreare
un'arte marziale nazionale, e per tale motivo vennero tralasciati anche i
legami con i maestri cinesi. L'intento era quello di unificare le varie scuole
esistenti, e ricollegare questa nuova arte marziale all'antica storia coreana
risalente al periodo dei Tre Regni.
Finalmente nel 1955 un giovane generale di
nome Choi Hong Hi, già esperto in Tae Kyon e di Karate-do, propone di
unificare tutti gli stili e di contribuire al processo di identità nazionale
della nascente Corea del Sud. A tale scopo crea il Tae Kwon Do, suggerendo di
dare questo nome all'arte marziale nazionale.
Nello stesso periodo il maestro Hwang Kee, fondatore dello stile Mu Duk Kwan, abbandonò (o fu
costretto?) il nome della sua arte marziale, Tang Su Do, in quanto le truppe
di Mao Tze Tung avevano aiutato la Corea del Nord nella guerra contro la Corea
del Sud. Per tale motivo creò, il 30 Giugno 1960, l'associazione coreana di
Subak do, che venne riconosciuta dal ministero della pubblica istruzione (
dipartimento di educazione fisica) della Corea del Sud come associazione di
arti marziali tradizionali. A tale organismo vennero quindi affiliate la sua
scuola Mu Duk Kwan e quella del suo collega Kwai Byon Yun, il Cido Kwan.
Tutti
gli altri stili raggiunsero l'unificazione come sport nazionale e vennero
incorporati nel Gennaio 1964 con il nome di Tae Su Do,
nell'associazione atletica coreana. Nel Marzo del 1965, attraverso
un'assemblea generale, nella quale erano presenti i maestri dei vari stili e
diversi rappresentanti governativi, si cercò di unificare la Federazione di
Tae Su Do con l'Associazione Coreana di Subak Do.
Al termine dell'assemblea
venne definitivamente approvato il nome del Tae Kwon Do, e l'organizzazione
del Su Bak Do si scisse in due gruppi: la maggioranza l'abbandonò passando
nelle file dell'associazione coreana di Tae Kwon Do, i più tradizionalisti
rimasero invece al fianco del maestro Hwang Kee cercando di resistere alle
forti pressioni da parte del governo. E' in quegli anni che il Tae Kwon Do si
diffuse in tutto il mondo.
Molti mastri di Tae Kwon Do vennero invitati negli
Stati Europei, Americani ed Asiatici per insegnare questa versione più moderna
e sportiva delle antiche arti marziali coreane. Ma anche molti maestri di Tang
Soo Do emigrarono (principalmente in America), dove potevano godere di una
maggiore autonomia e conservarono una loro identità.
Solo in questi ultimi
anni, grazie al riconoscimento del Tae Kwon Do da parte del CIO
(Comitato Internazionale Olimpico) e l'appoggio di organizzazioni americane
(come ad esempio la YMCA) al Tang Su Do e ad altre arti marziali tradizionali
coreane, i rapporti tra il Tae Kwon Do ed il Tang Su Do si stanno
normalizzando. Sono ormai diversi i maestri coreani, alcuni dei quali tornati
nel paese natale, che insegnano sia il Tae Kwon Do sia il Tang Su Do e sono
riconosciuti in ambedue le discipline.
UFC
Ultimo filone nato nella genealogia dei combattimenti estremi tra diverse
discipline. I primi eventi sono da considerarsi i più reali dal punto di vista
dei regolamenti U.F.C. I° II° III° IV° V° VI° VII°. L'UFC fu organizzato per
la prima volta dalla famiglia Gracie con l'appoggio di altri promoter
americani.
L'apoteosi di questa manifestazione itinerante americana la si ha
avuta attraverso (ne consiglio la visione) gli UFC XVI° e XVII°
, quest'ultimo ritenuto da molti appassionati in tutto il mondo, uno dei più
belli ed interessanti in assoluto. Ultimamente questa manifestazione è un po'
decaduta in quanto sono stati inserite tante regole che limitano l'interesse
per gli appassionati di questo tipo di combattimenti.
L'UFC è stato
surclassato in termini di veridicità da altri eventi tipo Vale Tudo
(brasiliani e giapponesi), Pride...etc. fu grazie a questi UFC, che l'Europa
conobbe per la prima volta questo tipo di eventi estremi.
VIET VO DAO
Il Vietvodao non è una tecnica nuova sorta per rispondere ad una esigenza di
moda, e neppure l' invenzione di un singolo, ma è piuttosto l' opera di un
intero popolo che, nel corso della propria storia ha sempre dovuto lottare per
sopravvivere.
Situato in un punto strategico del Sud Est Asiatico, il Vietnam
è culla di una civiltà di quasi cinquemila anni di storia nel corso dei quali
il popolo vietnamita, di una straordinaria vitalità, ha forgiato il proprio
spirito e la propria cultura. Nel corso di questa lunga storia, l' arte
marziale vietnamita, il Vietvodao ha animato questo popolo combattivo.
Chiamata un tempo semplicemente "Vo", l'arte marziale svelava profondamente la
propria profondità e la propria ricchezza solo a i praticanti.
Si è d'accordo
nel designare l'imperatore Hung Vuong come il fondatore del Vietvodao; infatti
sotto la dinastia dei Hung Vuong (2879-258 A.C.) si è avuta la strutturazione
dell'arte marziale vietnamita come pure quella della medicina tradizionale e
della filosofia.
L'allenamento un tempo si svolgeva nell'ambito famigliare con
dei regolamenti estremamente severi ed un segreto quasi assoluto; nonostante
il segreto dell'arte marziale, la storia del Vietnam ha conosciuto due periodi
di popolarizzazione del Vietvodao: - la prima volta sotto la dinastia Ly
(1009-1400)-la seconda volta sotto il celebre imperatore Quang-Trung
(1788-1792). Per due volte, l'arte marziale ha occupato nell'insegnamento
nazionale un posto importante come quello della letteratura.
I gradi e gli
esami di "Diplomato in Arti Marziali" e "Dottore in Arti Marziali" sono stati
creati contemporaneamente all'Università Reale delle Arti Marziali (Gian Vo Duong). Questi due periodi storici sono tra i più gloriosi ed i più fulgidi
della storia del Vietnam. Purtroppo sotto la recente dinastia dei Nguyen
(1802-1945), dinastia debole e senza valore, il Vietvodao venne proibito e si
offuscò a tal punto che i giovani ne ignoravano perfino l 'esistenza.
Nonostante questo, l' allenamento proseguiva clandestinamente nel segreto dei
"Mon Pai" (società segrete, scuole) e questa situazione provocò lo sviluppo di
differenti correnti ( correnti del Nord, del Centro e del Sud) le più
conosciute essendo quelle di Bacninh, Quang Ninh, Bhin Dinh. Nello stesso
periodo sono arrivati nel sud Vietnam dei gruppi di rifugiati cinesi scacciati
dalla dinastia "T' Sing" ( dinastia cinese retta dai Manciù) che portarono
alcune correnti di arti marziali cinesi.
Si è dovuto attendere il 1945 e la
proclamazione dell'indipendenza del Vietnam perché il grande maestro Nguyen-Loc potesse di nuovo lanciare il Vietvodao. Ai nostri giorni il
Vietvodao esce dal proprio quadro tradizionale per accettare di espandere il
proprio insegnamento a tutti. Nel 1980 diciotto paesi del Mondo sono
ufficialmente riconosciuti dalla Federazione Internazionale di Vietvodao.
Il Vietvodao oggigiorno comprende tutta la cultura delle diverse arti marziali
vietnamite, un po' come il Budo per il Giappone. (Bibliografia tratta dal
volume Viet Vo Dao.)
VALE TUDO
Il
Vale Tudo è un filone di competizioni, nato in Brasile tra il 1925 ed il 1930.
Letteralmente, è fin troppo intuibile, significa "vale tutto"; tutte le
tecniche sono lecite. Attualmente il regolamento (!??) proibisce di attaccare
gli occhi con le dita, ma del resto si può, appunto fare tutto! Queste
competizioni nacquero per dimostrare a i più, quale disciplina fosse la
migliore, in un contesto di confronto crudo, reale.
In Brasile, il Vale Tudo
trovò subito "terra fertile" per il suo sviluppo, in quanto la miseria
latente, favorì questi incontri ed anche il giro di scommesse che corollavano
e sostenevano gli incontri stessi. I vari tornei di S.Paolo e di Rio, sono tra
i più attesi di tutto il paese, e sono eventi di portata nazionale che
coinvolgono praticanti di diverse arti marziali.
I combattenti si confrontano
generalmente nudi, indossando solo dei pantaloncini, e combattendo all'interno
di un comune ring da pugilato, circondato alla base da una rete, atta ad
impedire che i combattenti cadano dal ring. Attualmente, sulla scia del Vale Tudo, sono sorti in tutto il mondo vari tornei che ne copiano il concetto (
UFC, Brazilian Vale Tudo, Extreme Fighting Championship, World Vale Tudo,
Japan Vale Tudo, Russian Absolute Fighting Championship, Pride...).
VOVINAM
VIET VO DAO
La
storia del Viet Vo Dao è legata alla storia del popolo vietnamita. Il Vovinam
Viet Vo Dao non è stato creato da una sola persona, ma è l’opera di tutto un
popolo che nel corso della sua storia dovette lottare costantemente per
sopravvivere.
L’arte marziale è nata in ambito contadino e si è sviluppata con
esso, diversamente da quanto è successo nel resto delle regioni asiatiche,
dove la pratica delle arti marziali era prerogativa di classi sociali
privilegiate. E’ impossibile definire una precise data di nascita,
probabilmente risale a circa cinquemila anni fa. Si ritiene che sotto
l'Imperatore Hung Vuong I, fondatore del Vietnam, sia nato il Vovinam,
contemporaneamente all'inizio dello sviluppo della medicina e della filosofa
vietnamita.
La storia del Vovinam VietVoDao viene solitamente divisa in
diversi periodi: Un periodo della formazione delle tecniche, che risale
appunto a circa 5000 anni fa. Sono state infatti scoperti in alcune grotte del
Vietnam disegni raffiguranti tecniche di combattimento sia a mani nude che con
armi. Dobbiamo aspettare fino al 1° secolo dopo Cristo per avere una vera e
propria formazione delle teorie. E' il periodo delle invasioni cinesi e l'arte
marziale, usata fino a quel momento come mezzo di difesa, viene ora sfruttata
come arte militare.
Vengono quindi perfezionate le tecniche, la teoria e i
principi del Vovinam. Intorno all'anno 1000 abbiamo un periodo di sviluppo.
Ancora una volta l'arte marziale viene usata in ambito militare per addestrare
e istruire l'esercito che renderà possibile l'unità nazionale. Una volta
stabilita l'indipendenza del paese, il Vovinam diventa un'arte della vita,
acquista quindi un valore più ampio.
Il vovinam però venne ancora usato per
difendere lo stato dall'invasione di altri popoli, e proprio grazie a un
generale (Tran Hung Dao) le tecniche vennero rese pubbliche e codificate. Il
libro forse più importante è quello di Tran Quang Khai Chieu Minh Dai Vuon
(1241 -1294), intitolato “Linh Nam Vo Kinh” (L’arte marziale vietnamita), che
costituisce il documento storico necessario per comprendere tutti i fondamenti
del Viet Vo Dao. Si succedono un periodo della divisione e un periodo della
decadenza.
Vari fattori, tra qui la colonizzazione francese,
l'industrializzazione e quindi l'introduzione di armi militari, hanno fanno
abbandonare al popolo le arti marziali e con loro i valori che insegnavano.
Sotto la colonizzazione francese ne era addirittura proibito l'insegnamento,
ma le scuole riuscirono a sopravvivere in clandestinità.
MAESTRO NGUYEN LOC
(24-05-1912 / 29-04-1960) MAESTRO FONDATORE DELL'ARTE MARZIALE Infine il
periodo delle della rinascita grazie all’opera del Maestro Nguyen Loc. Nato
nel 1912 a Huu Bang nel Tonkino, iniziò un lungo studio delle arti marziali e
della filosofia vietnamita, al termine del quale codificò e unificò il VO Viet
Nam. Nel 1945 ad Hanoi il Maestro presentò ufficialmente il movimento che
prese il nome di Vovinam Viet Vo Dao.
Nel 1960, prima di spegnersi a Saigon,
il Maestro designò suo successore il Maestro Le Sang, e consigliò ai suoi
discepoli di diffondere il Viet Vo Dao nel mondo. Nel 1973 viene fondata la
Federazione VIET VO DAO INTERNATIONAL. Il 2 agosto 1962 il Maestro Phan Hoag
lascia il Vietnam per studiare la situazione delle arti Marziali all'estero,
soprattutto in oriente e in europa.
Dopo più di dieci anni di lavoro e di
viaggi, il Maestro Phan Hoang è riuscito a diffondere il Viet Vo Dao in
numerosi paesi e a riunire i maestri vietnamiti che insegnavano nei diversi
paesi l’autentico Viet Vo Dao ma sotto denominazioni diverse. Questo grande
lavoro è stato coronato con la creazione della Federazione internazionale Viet
Vo Dao, comunemente chiamata International Viet Vo Dao del quale sono membri
più di trenta nazioni nel mondo.
HWA RANG DO
Il
sistema di difesa personale che proviene dalla Corea originariamente chiamato
Hwa Rang Do, fu sviluppato nel 1800 dal famoso sacerdote buddista Won Kwang
Bopsa, che prese spunto dalle leggi della natura e dal principio Um/Yang (Yin
e Yang in cinese). In questo periodo,
la Corea era divisa in tre regni: Paekche, Koguryo e Silla.
Il re Chinhung di
Silla portò al suo servizio Won Kwan Bopsa, affinchè insegnasse ai membri
eletti dalla famiglia reale le arti marziali, la religione, la cultura,
l'arte. Questi giovani guerrieri sarebbero divenuti generali, uomini di stato
e dirigenti del Regno. Furono conosciuti come warang. Un Kukson fu un maestro
del Whar ang do ed occupò per ciò il rango di generale dell'esercito.
Lo
spirito selvaggio dei Wharang divenne leggendario e nacquero molti racconti
dimostrabili storicamente intorno ai fatti eroici da essi compiuti. Gli
Wharang erano visti come cavalieri dalla grande intelligenza ed erano temuti
in tutta l'Asia come la truppa da combattimento più intrepida. La dinastia Yi
(1392-1910) detestava l'arte della guerra e così congedò gli Wharang che,
subito dopo, insegnarono la loro arte ad alcuni pochi eletti nei monasteri
buddisti della Corea.
Sull'esempio della formazione completa e dei valori
tradizionali dei Wharang, il dottor Joo Bang Lee negli anni sessanta portò
alla luce questo stile, e fondò l'associazione Mondiale di Wha Rang Do. Si
allenò tra gli altri, con suo zio Suahm Due, un monaco buddista ed anche altri
grandi guerrieri coreani, come il fondatore del moderno Hapkido Jin Han Jiae.
Oggigiorno il Wha Rang Do si impara in tutto il mondo.
WING CHUN
Il
Wing Chun Kung Fu, ideato ed avviato da una donna, una monaca buddista
di nome Ng Mui. Fondamentale impulso, per il miglioramento e la
divulgazione di questa ermetica arte marziale, fu dato dal Gran maestro Yip
Man.
Caratteristica di questa disciplina è la ricerca costante del contatto fisico
col nostro aggressore previo l'applicazione di una metodica che sviluppa
notevolmente la sensibilità dei nostri arti. Nel W.C. si cerca di lanciare una
miriade di attacchi ( calci, pugni, gomitate, ginocchiate, testate ) diversi
l'uno dall'altro per infastidire il nostro aggressore, rendendolo quindi
vulnerabile al colpo decisivo e definitivo.
Disciplina estremamente utile per
le donne che volessero avere in poco tempo uno strumento efficace e semplice
per difendersi, per le persone basse di statura e per le persone non vedenti.
Tra i tanti maestri attuali che hanno dedicato la loro vita alla divulgazione
di questa arte marziale vanno inoltre menzionati: AUGUSTINE FONG, e RANDY
WILLIAMS; la nostra scuola di Wing Chun si rifà a questi due grandi maestri.
Da questa disciplina attingono tecnicamente altri sistemi, tra i quali il JEET
KUNE DO.
All'interno del sistema MDIM il Wing Chun riveste molta importanza in quanto
funge da componente di attacco, andando a completare la formazione di un
combattente completo.
Questo sistema viene praticato nella nostra scuola in modo integrale,
assecondando quelli che sono i concetti canonizzati dal Gran maestro Yip Man.
Bibliografia
Humberto Heyden Sensei (Cile).
(http://www.hapkido.it/sistrumpa.htm)