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STORIA DEL KARATE DO

 

 

 

Karate: l 'Arte della Mano Vuota

 

        Il Karate nasce , secondo la storia più accreditata , in una piccola lingua di isole che collegano le isole maggiori del Giappone meridionale alla famosa isola sotto le coste cinesi di nome Taiwan. I giapponesi indicano queste isole col nome di Isole Ryukyu.La più grande ed importante di esse è l'isola di Okinawa.

 

 

La Storia di Okinawa

 

        Si ritiene che i primi abitanti di Okinawa non provenissero solo dalla Cina , ma anche dalle isole settentrionali del Giappone e dall'Asia meridionale.D'altra parte studi archeologici dimostrano che la penetrazione di culture diverse da quella cinese siano continuate sino al 300 A.C.

 

        Nel periodo in cui le Arti Marziali cominciavano a svilupparsi il popolo di Okinawa viveva in modo molto semplice sostenuto da una forma di agricoltura rozza , dalla pesca ed dallo sfruttamento delle conchiglie marine per l'artigianato e come monete di scambio.

    Tuttavia , le continue invasioni militari da parte del Giappone che durarono dal sesto al nono secolo D.C.stimolarono , per cause di forza maggiore , il popolo nativo ad organizzarsi in gruppi di villaggi comandati da singoli capi.

 

        Si crearono così , verso il 1340 , tre regni rivali ed Okinawa si ritrovò disunita.Dieci anni più tardi,il più grande di questi regni iniziò relazioni politiche ed amministrative con la Cina , relazioni che furono ufficializzate nel 1372 dallo stesso Imperatore cinese. Attraverso questa alleanza , gli abitanti di Okinawa , come del resto tutti i popoli vicini alla Cina , tranne i Giapponesi , mandavano delegazioni con regolari cadenze annuali verso la patria madre con tributi ed onori per l'Imperatore.

        Alcuni nobili appartenenti a tali delegazioni avevano diritto a proseguire il loro cammino dalla costa fino alla corte imperiale .

 

        Alcuni giovani principi si iscrissero alle scuole create per studenti stranieri a Pechino , dove poterono apprendere la cultura,l'arte e le scienze cinesi .In tal modo molti abitanti di Okinawa divennero ospiti abituali della Capitale e della vita di corte in Cina , imparandone le tradizioni .Nel 1429, dopo alcune guerre intestine di poco conto , Okinawa fu unita sotto un unico regno e nacque la sua prima dinastia (Sho).

 

        Fu questa la premessa del periodo d'oro della storia di Okinawa. Sorsero attività commerciali e si creò una rete di vie commerciali che si estese non solo verso il Giappone e la Cina , ma fino all'Indocina , la Tailandia ,la Malesia , l'Indonesia , il Borneo e la Filippine. Okinawa divenne la Venezia d'Oriente , un grande nodo per la distribuzione di legname pregiato , spezie , incensi , corna di animali , avorio , stagno e zucchero provenienti dall'Asia meridionale. Questi prodotti venivano scambiati con ceramiche d'arte , prodotti tessili , erbe medicinali e metalli preziosi dal Giappone , Korea e Cina.

 

    I marinai ed i commercianti di Okinawa visitarono dunque non soltanto la Cina ed il Giappone , ma tutti i porti dell'Asia orientale , fattore che ebbe influenze estremamente importanti per lo sviluppo delle arti marziali e per la loro storia.

 

 

Il Divieto per l'uso di Armi

 

        Un altro fatto di assoluto rilievo storico in questo periodo fu la caduta della dinastia Sho , verso il 1470 , che creò un periodo di turbolenza politica e caos che finì solamente con l'avvento della nuova dinastia , sempre Sho , nel 1477. Il nuovo monarca , Sho Shin , dovette affrontare i nobili cavalieri della Guerra che erano saldamente protetti nei loro castelli lungo l'isola . Una delle prime norme introdotte dal monarca fu quella di bandire il trasporto d'armi da parte di chiunque , nobile o contadino.

 

        La seconda mossa del re fu quella di sequestrare tutte le armi del Paese e custodirle sotto sorveglianza continua nel proprio castello a Shuri . Infine ordinò a tutti i nobili , ora disarmati , di andare a vivere vicino a lui nella capitale del Paese.E' interessante notare come questa politica di disarmare e poi " spodestare" i nobili ribelli di Okinawa anticipa scelte analoghe fatte successivamente dal Giappone.

 

        Infatti stesse norme nacquero negli editti di spada di Toyotomi nel 1586 e negli ordini dello Shogun di Tokugawa dove tutti i Signori della Guerra dovettero raccogliersi attorno a lui nella Capitale nel 1634 .E' un fatto, tuttavia , che lo Shogun non obbligasse , nonostante la natura intricata delle relazioni tra Cina e Giappone , gli abitanti di Okinawa ad interrompere le loro relazioni tributarie con la Cina.Al contrario , lo Shogun forzava gli abitanti di Okinawa a mantenere una facciata di fedeltà assoluta verso i cinesi.

 

Qualora fossero sopraggiunti diplomatici dalla terraferma , i sovrani giapponesi avrebbero nascosto se stessi e tutto ciò che potesse tradire la loro presenza sul territorio.

        I contatti indiretti con la Cina, di cui i Giapponesi avevano bisogno , venivano dunque mantenuti attraverso Okinawa , anche se di fatto il benessere economico e l'indipendenza politica dell'isola di Okinawa dipendevano dal Giappone . Siamo nel 1609.

 

        Resta comunque il fatto che dopo il 1609 i giapponesi mantennero le regole che impedivano il possesso e l'uso di armi e la nobiltà isolana continuò a rimanere segregata nella città di Shuri.I Samurai giapponesi, peraltro , potevano trasportare armi anche ad Okinawa .

 

        Tale divieto esteso solo agli abitanti nativi dell'isola restò valido anche durante i periodi successivi della storia del Paese.Napoleone ,infatti , nel 1816 , nell'udire che vi era un piccolo Paese di nome Okinawa dove il popolo girava disarmato esclamò: "Non riesco a capire come possa esistere un popolo disinteressato alla Guerra...."

    Oggi,ad Okinawa, i più grandi Maestri di Karate ritengono che il divieto per le armi posto dal loro primo Re fu atto di grande saggezza e non di oppressione.

 

 

L'Arte della Mano Vuota

 

        Questa breve descrizione storica getta le basi per un dibattito sulla grande tradizione di Okinawa per il Te,l'arte marziale della mano , in cui il corpo umano si allena per trasformarsi in qualsiasi arma per l'autodifesa .

 

        Karate , o Karate-do (l'arte di per sé) , come lo conosciamo oggi , è un prodotto di sintesi tra l'antica arte Te del diciottesimo secolo , originaria di Okinawa , le antiche arti cinesi nate nel Tempio di Shaolin,ed altri stili praticati nel sud della Cina nella provincia del Fukien.Negli ultimi 70 anni , le Arti marziali giapponesi hanno molto influenzato il Karate come viene praticato in Giappone e poca di tale influenza è rientrata verso l'origine e cioè Okinawa.

 

        Te è un'arte nata almeno 1000 fa. Gli abitanti di Okinawa di quel periodo non erano ricchi e vi erano poche armi disponibili.I territori non erano unificati e la coscienza di una forma di autodifesa si fece strada in modo prepotente e sarebbe stata poi la progenitrice di una forma di difesa personale indigena.Più tardi , tra quindicesimo e sedicesimo secolo,quando gli isolani iniziarono a viaggiare molto per il commercio , sicuramente incontrarono altri sistemi di combattimento nel Sud dell'Asia che avrebbero influenzato la loro arte locale.

 

        Alcune tecniche nel karate di oggi sembrano appartenere a quella zona del mondo dove sono nate arti antichissime per il combattimento.Tuttavia lo stile di Okinawa è unico e tutto ciò che provenisse da altre parti del mondo è stato sempre ritrasformato in modo da amalgamarsi ai principi di combattimento di Okinawa . Tra questi l'uso della mano (te) e del pugno.

 

 

La Divergenza tra Arti ad Okinawa

 

        Quando il Re Sho Shin disarmò i nobili e li raccolse intorno a sé nella città di Shuri , si ritiene che sorsero 2 movimenti ad Okinawa.Da una parte i nobili ,che unendosi,impararono e svilupparono l'arte del combattimento a mano nuda (te).D'altra parte ,i contadini ed i pescatori iniziarono a sviluppare l'uso di armi che nascevano dal loro mondo del lavoro. Falci, falcetti, bastoni per la mietitura e la pulitura delle sementi , briglie per cavalli e persino remi da barca divennero ben presto armi letali .

 

        Entrambe le nuove scuole , quella disarmata e quella armata , venivano praticate in massima segretezza e confinate nelle rispettive classi sociali . Il Te veniva praticato dai nobili della corte reale ed il Ryukyu bujitsu ( Arte con armi di Ryukyu) crebbe tra la gente comune.Anche nel ventesimo secolo , alcuni tra i maestri di karate più famosi , tra cui il più noto , Chotoku Kyan , erano e sono tuttora discendenti delle nobili famiglie della città di Shuri.

 

 

 

 

 

 

M° Chotoku Kyan

 

 

 

            La prima manifestazione , tramandataci , di arti marziali cinesi ad Okinawa risale al 1761.Ci sono anche alcune storie biografiche di maestri del Te dell'epoca.Alcuni di questi maestri , compreso Chatan Yara hanno studiato in Cina , nella provincia di Fukien.Un grande mestro cinese , Kusanku passò 6 anni ad Okinawa.

 

        Durante il diciannovesimo secolo quest'arte iniziò a prendere il nome di T'ang-te o "Mano Cinese".Anche se l'arte veniva praticata in segretezza ed in luoghi lontani , di notte o alle prime luci dell'alba, nacquero 3 stili differenti nei 3 centri urbani vicini alla capitale.Lo Shuri-te , arte sviluppata a Shuri,veniva praticata da Samurai della corte reale , mentre nella vicina Naha , porto di mare ,ed a Tomari , nelle vicinanze di Shuri,la gente sviluppò loro stili di Te.

 

        Le differenze stilistiche probabilmente derivano da differenti influenze tradizionali della Cina . Vi sono fatti che suggeriscono la nascita dello Shuri-te dall'arte del tempio di Shaolin,mentre lo Naha-te incorpora tecniche più morbide , taoiste, che racchiudono molta attenzione verso la respirazione ed il controllo del Ki ,la forza vitale,chiamato Chi in Cina . Il Tomari-te deriva da una fusione di entrambe gli stili precedenti.

 

           E' importante far notere come le città di Shuri, Naha e Tomari distino tra loro soltanto di pochi chilometri e che le differenze tra le loro arti di combattere fossero date da differenze di "enfasi" nelle varie pratiche più che di stile vero e proprio.Sotto tali differenze superficiali , metodi e principi di tutto il karate di Okinawa sono assoggettati alla stessa Arte di combattimento.

 

        Alla fine del diciannovesimo secolo nomi e stili cambiarono ancora nomi.L'arte di Shuri e Tomari presero un unico nome di Shorin-ryu , che significa "la scuola del pino flessuoso". Naha-te divenne quel che ora si chiama Goju-ryu , "la scuola dura e morbida" sviluppata dal maestro Higaonna Kanryo.

 

        Lo Shorin-ryu si divide a sua volta in altre scuole che hanno lievi differenze tra loro.Il Goju-ryu è sempre rimasto stilisticamente unico.E' nata anche una tradizione ad Okinawa ed in Giappone dove entrambe gli stili sono stati mescolati assieme ed insegnati come stile unico.La più grande scuola che insegna questo metodo è la scuola giapponese Shito-ryu , portata avanti dal maestro Mabuni.

 

        Per tradizione si suol dire che lo Shorin-ryu sia uno stile più leggero e veloce rispetto al Goju-ryu e che le posizioni siano generalmente più naturali . I kata delle due scuole sono leggermente diversi:nel Goju-ryu i movimenti di braccia e gambe sono più circolari e con posizioni più basse.Viene anche data grande enfasi alle tecniche di respirazione.

 

        Nel 1935 , un comitato formato da maestri di stili diversi si trovò per decidere un nome da dare alla loro Arte.La chiamarono Karate , che significa mano vuota o arte della difesa senz'armi . Alcuni maestri ritengono che l'aggiunta di -do (la via ) , andrebbe aggiunto al nome.

 

        Oggi il Karate è fiorente ad Okinawa.La distruzione degli edifici antichi e degli archivi storici durante la Seconda Guerra Mondiale ed in particolare durante la battaglia di Okinawa combattuta tra Giappone ed Alleati nel 1945 , ha portato a valorizzare ancor più , tra la gente, la cultura locale attraverso la musica , il folklore e le arti marziali.

        Seguendo quella che è la storia pregressa , i maestri di karate ad Okinawa sono tra i dignitari di più alto onore ed i Dojo (palestre per le Arti) sono molteplici nelle aree urbane di Naha e Shuri.Non essendovi maestri che predominino con il loro stile di insegnamento vi è molto spirito di unione ed affiatamento tra le varie scuole dell'isola .

 

 

 

Karate Story - Shuri te, i personaggi famosi

 

M° Matzumura

M° Sokun Matsumura (1792 - 1896)

 

Istruzione scritta dal Maestro Sokon Matsumura al suo allievo Kuwae:

 

        E’ indispensabile comprendere il vero significato dell’allenamento nell’arte marziale. Chiarirò bene in cosa consiste questo atteggiamento e voi dovrete esaminarlo attentamente:
In primo luogo, le vie dello studio delle Arti Marziali  si fondano su di un unico principio ed ogni via comporta tre specie. Le tre specie nella via dello studio sono:

        Lo studio della Letteratura lo studio dell’Esegesi, lo studio del Confucianesimo.
        1) Lo studio della letteratura consiste nel dedicarsi alla scrittura ed è utile per ottenere una migliore posizione sociale ed un buon reddito;
        2) Lo studio dell’Esegesi ha per fine quello di comprendere il significato dei testi di Confucio e di insegnarli e trasmetterli agli altri. E’ uno studio per una migliore conoscenza, ma attraverso di essa non potete approfondire la Via. Questi due studi permettono di ottenere onori nello mondo delle lettere ed io non li chiamo (considero) il vero studio.


        3) Lo studio del Confucianesimo consiste nel:
Conoscere l’essenziale di ogni cosa a partire dalla Via;
A rendere sincera la propria Volontà;
        A rendere Giusta/Corretta la propria mente (Spirito Cuore) e con questi mezzi occuparsi della propria famiglia, governare il Paese e mantenerlo in pace. E’ questo il vero studio, lo studio che conviene ad un confuciano.

(Queste) le tre specie nella Via dell’Arte Marziale sono:
L’arte marziale dell'Intellettuale, l’arte marziale del Pretenzioso (ricercato)  e l’arte marziale del Budo:

- Nell’arte marziale dell’intellettuale, si pensa ai vari modi di allenamento e si fanno frequenti cambiamenti senza approfondire,si conoscono numerose tecniche, ma la pratica è come una danza e si è incapaci di applicarle in combattimento. Non si è migliori di una donna;

- Nell’arte marziale del pretenzioso, ci si agita molto senza allenarsi realmente, tuttavia si parla spesso delle proprie imprese gloriose. Si causano risse, tafferugli e si offendono gli altri. A seconda le circostanze si rischia di distruggersi o disonorare la propria famiglia;

- Nell’arte marziale del Budo, si riesce (si ha successo) nelle cose grazie ad una elaborazione permanente, si rimane calmi quando gli altri sono agitati e si vince dominando lo spirito del proprio avversario.

Maturando la propria Arte, si arriva a:
- manifestare le proprie capacità superiori e sottili;
- a restare senza turbamento in qualsiasi situazione;
- a non essere al di fuori da se stessi;
- e se si tratta di lealtà e di fedeltà verso il proprio signore e i propri genitori , si diventa una tigre feroce, un’aquila piena di dignità; avendo la rapidità di visione di un uccello, si può vincere qualunque nemico.

L’obiettivo dell’Arte Marziale consiste nel:
- dominare la violenza;
- rendere inutili i soldati;
- proteggere il popolo;
- sviluppare la qualità della persona;
- ad assicurare al popolo la tranquillità;
- a creare un’armonia tra i gruppi e poi nell’accrescere i beni della società.

Queste sono le sette virtù dell’arte marziale di cui il Santo Maestro (Confucio) fa l’elogio. 
Quindi il principio unico per lo studio e per l’arte marziale.


Le arti marziali dell’intellettuale e del pretenzioso sono inutili.

Desidero che  proseguiate  nel senso dell’Arte marziale del Budo e che siate capace di reagire adeguatamente secondo le situazioni mutevoli e di  dominarle.


Ho scritto quanto sopra senza alcuna reticenza, poiché è con questo spirito che deve continuare ad approfondire il suo allenamento.

 

 

M° Anko Itosu ( 1830 )

 

        Dopo Matsumura il personaggio di maggior rilievo per la continuità dello shuri te è senza dubbio Anko Yasutsune Itosu (o Itotsu). Nato a Shuri nel 1830 da una famiglia di funzionari iniziò a praticare lo Shorin ryu con Sokon Matsumura attorno al 1846, anche se alcune fonti ritengono che Itosu abbia incontrato il maestro molto più tardi, verso i trent'anni e che precedentemente si fosse allenato con un agente cinese travestito da mendicante di nome "Channan".

 

        Fatto sta che Itosu, allenatosi altresì con Shimpan Gusukuma, allievo di Azato e con Matsumora Kosaku esperto di Tomari te, diverrà uno dei personaggi chiave nell'evoluzione del karate e nella sua trasformazione da arte segreta a metodo di educazione. Di bassa statura ma dal fisico potentissimo Itosu basava la sua efficacia sul fatto di essere pressoché insensibile ai colpi degli avversari.

 

        Egli praticava assiduamente l'allenamento al makiwara e sosteneva che l'allenamento dovesse essere condotto come se si stesse lottando in un vero campo di battaglia. Esistono numerose testimonianze sulla forza e potenza di Itosu, della sua possibilità di spezzare una canna di bambù stringendola con la mano o di riuscire ad uccidere un toro con un colpo di pugno.

 

        Gichin Funakoshi nelle sue numerose pubblicazioni racconta spesso di gesta compiute da Itosu, e lo descrive come un vero e proprio uomo d'acciaio. Il maestro Itosu iniziò l'insegnamento sistematico dello Shuri te attorno al 1885, allorchè all'età di 55 anni fu costretto a lasciare il suo lavoro di segretario della prefettura e iniziò a lavorare saltuariamente come scrivano pubblico.

 

        Nel tempo libero insegnava nel giardinetto adiacente alla sua casa di Shuri. Anko Itosu fece molto per lo sviluppo del karate moderno: nel 1904 fece una lezione di karate dinanzi a docenti di liceo, professori e funzionari scolastici allo scopo di presentare loro questa arte come complemento alle lezioni di educazione fisica; il risultato fu che l'anno successivo il karate fu adottato da alcune scuole superiori di Okinawa come sistema di educazione fisica, così come nel 1901 Itosu era riuscito a far introdurre il karate nelle scuole elementari.

 

        A fronte di questi successi ed allo scopo di adattare il karate ai bambini, Itosu elaborò i tre kata Naifanchi (Tekki) e diede una codifica precisa a cinque kata di base chiamati Pinan (Heian), proposti in ordine crescente di difficoltà.

         Inoltre egli apportò alcune modifiche ai kata imparati da Matsumura, eliminando quelle azioni che potessero rivelarsi pericolose od inopportune per gli scolari, introducendo gesti maggiormente atletici e ginnici anche se, dal punto di vista dell'applicazione reale, poco probabili.    

   

        Questa riforma effettuata da Itosu al karate classico ne precludeva enormemente l'aspetto pratico e l'efficacia, privilegiando l'aspetto formativo ed educativo. Il fatto venne interpretato in maniera diversa dagli altri maestri dell'epoca: mentre alcuni condannavano Itosu di aver tradito gli insegnamenti di Matsumura e di praticare un'arte che nulla aveva a vedere con lo Shuri te e con la sua tradizione esoterica, altri ne apprezzavano le innovazioni e consideravano positivamente la possibilità di una diffusione scolastica e massificata.

 

        Nell'ottobre del 1908 Itosu, inconsapevolmente in linea con il movimento futurista che sta esplodendo nel mondo occidentale, scrisse un testo ove esprimeva le proprie impressioni innovative, lungimiranti ed appunto futuriste, riguardo la pratica del karate, e che consegnò ad insegnanti e praticanti della sua scuola.

        I principali discepoli di Anko Yasutsune Itosu furono Kentsuo Yabu, Gichin Funakoshi, Kenwa Mabuni per citare i più noti, ma possiamo affermare che Itosu sia stato il maestro con il maggior numero di allievi divenuti poi capiscuola di metodi diversi o grandi personaggi della storia del karate.

 

        Possiamo quindi affermare che il maestro Itosu sia stato il vero padre del karate moderno, anche se la strada da percorrere per arrivare alle tecniche oggi praticate, in alcuni casi completamente diverse da quelle di allora, sarà ancora lunga e difficile. Itosu muore nel 1915.

 

 

REI - Il significato più profondo del Karate do

 

 

M° GICHIN FUNAKOSHI (1868-1957)

                                                                                             

        Una delle domande più frequenti che mi vengono poste durante stage tecnici ai quali sono invitato ad intervenire riguarda l'esatto svolgimento della cerimonia del saluto e la relativa terminologia, nella tradizione storica del Karate do.

 

        Fermo restando che ogni scuola di stile offre ipotesi diverse di procedimento del saluto, certamente tutte valide, tratterò l'argomento rimanendo nei confini della tradizione Shotokan, e più precisamente riguardo a quanto tramandato dal M° Funakoshi.

 

        Nella stesura dello Shoto Niju kun, importante enunciazione dei 20 precetti fondamentali del Karate do scritti attorno al 1928, il Maestro Gichin (pronuncia Ghicin e non Gichin come spesso si sente) Funakoshi inizia con: "il Karate comincia e finisce con il saluto".

 

        Questa circostanza lascia ben intendere quanto fosse importante per il Maestro la cerimonia del saluto. Ma vediamo con precisione, prima di passare ad approfondimenti storici e filosofici, come si affronta tecnicamente la cerimonia del saluto, in maniera corretta e tradizionale. 

  

        Premetto che se il saluto viene eseguito in gruppo, ad esempio all'inizio di una lezione, i comandi per effettuare la successione dei gesti saranno impartiti dall'allievo anziano del corso stesso chiamato Sempai, che si porrà di fronte al Maestro alla sua sinistra, capofila di tutti i partecipanti disposti in ordine decrescente di grado su una o più file ordinate..

 

        Il Sempai chiederà di prepararsi al saluto enunciando a voce alta: "Motonoichi, Musubi dachi", allorchè la o le file saranno disposte in maniera precisa il Sempai ordinerà il Rei. Esistono due tipi di saluto: "Taci Rei" (saluto eretto) e "Za Rei" (saluto da seduti).

 

        Per una corretta esecuzione di Taci rei assumere la posizione di Musubi dachi (talloni uniti, punte divaricate, busto eretto, braccia lungo i fianchi, spalle rilassate e nuca perpendicolare. Torace aperto).

 

        Al comando rei inclinare di circa 15° il busto in avanti, avendo cura di non incurvare la colonna. Rimanere nella posizione per circa 2 secondi e ritornare alla posizione iniziale. Per effettuare Za Rei partire dalla stessa posizione iniziale di Taci Rei. Al comando seiza (sedersi) flettere le ginocchia mantenendo il busto eretto, le mani sui quadricipiti, i gomiti aderenti al busto, poggiare a terra il ginocchio sinistro davanti a noi ed aprire di 90° il ginocchio destro mantenendo lo sguardo avanti, poggiare il ginocchio destro vicino al sinistro (la distanza tra le due ginocchia deve essere di circa due pugni.

 

        Nella pratica tradizionale le femmine tengono le ginocchia unite), appoggiare il collo dei piedi a terra, sovrapporre l'alluce destro al sinistro e sedersi sui talloni badando di effettuare tutti i movimenti mantenendo la schiena diritta e lo sguardo avanti, al comando rei appoggiare la mano sinistra davanti al ginocchio sinistro mantenendo lo sguardo avanti, subito dopo appoggiare la mano destra davanti al ginocchio destro. Le mani saranno orientate diagonalmente in avanti.

 

        Flettere le braccia ed inclinare la schiena in avanti senza piegare la testa e senza staccare i glutei dai talloni. Arrivare con la fronte a circa 25 cm da terra con lo sguardo in mezzo alle mani. Rimanere nella posizione per circa 2 secondi e rialzare il busto muovendo prima la mano destra e poi la sinistra Al comando "ritzu" (alzarsi) o "tate" (verticali) unire le ginocchia, e sollevare il busto, appoggiare il piede destro di fianco al ginocchio sinistro, spingersi indietro e rialzarsi raggiungendo con il piede destro il piede sinistro nella posizione musubi dachi.

 

        Generalmente il saluto eretto (za rei) si esegue prima di una competizione o di una interpretazione tecnica, entrando ed uscendo dal tatami o per salutare in maniera tradizionale un maestro od un compagno, mentre il saluto in ginocchio si usa all'inizio ed alla fine della lezione. Il Sempai darà il comando seiza dopo che il Maestro si sarà inginocchiato.

 

        Tutti i partecipanti scenderanno contemporaneamente. Il comando ritzu (o tate) sarà impartito allorchè il Maestro si sarà rialzato. Tutti si rialzeranno contemporaneamente. Questa procedura consente che il Sempai si rivolga ai praticanti e non al Maestro.

 

        E' consuetudine eseguire tre saluti. Il primo va eseguito al lato d'onore che generalmente si trova alle spalle del maestro il quale rimanendo in ginocchio si volterà ruotando a sinistra. Ad esempio il tavolo delle autorità nel caso di una manifestazione, il pubblico presente ad una dimostrazione, o più semplicemente all'effigie del caposcuola affissa alla parete del Dojo.

 

        Per questo primo saluto l'enunciato del Sempai, una volta che tutti i praticanti saranno in seiza sarà: "Shome ni rei" ove Shome significa "di fronte" e ni è la congiunzione. Il secondo saluto si rivolge al Maestro (che sarà tornato di fronte ai praticanti ruotando in ginocchio verso destra) enunciando "Sensei ni Rei" (Sensei= Maestro). Il terzo saluto si scambia tra i partecipanti al comando di "Otagai ni Rei" (Otagai= tra noi).

 

        Se i maestri sono più di uno è consuetudine che, una volta alzatisi, si salutino tra loro in Taci Rei Durante una competizione di Kumite sarà necessario effettuare il saluto tra i due combattenti e gli arbitri. Si procederà quindi in questo modo: L'arbitro centrale ordinerà ai due atleti di voltarsi verso il tavolo di giuria e enuncerà Shome ni rei, quindi li inviterà a voltarsi verso di lui per lo "Shimpa ni Rei" (Shimpa=arbitro), ed infine si effettuerà lo Otagai ni Rei tra i due contendenti stessi.

 

        Procedura inversa alla fine della gara. Purtroppo negli ultimi anni si è assistito ad una perdita di atteggiamento marziale e culturale nel salutarsi prima della competizione.

        Credo che sarebbe utile ritornare ad una maggior attenzione verso questa cerimonia, effettuandola con il giusto impegno, con la calma necessaria e rivolgendo tutta la persona e non soltanto lo sguardo, verso chi si deve salutare Una riflessione molto importante sulla direzione degli occhi durante il saluto: abbiamo detto che la testa non deve mai flettersi ma deve rimanere in asse con la colonna vertebrale durante l'inclinazione del busto, lo sguardo di conseguenza rimarrà sempre perpendicolare all'asse della schiena.

 

        Anche salutando un avversario di gara non dovremo preoccuparci di guardarlo, infatti nella cultura tradizionale sarebbe una mancanza di onore sferrare un attacco durante il saluto, mentre ci si sta promettendo "rispetto e correttezza", significati lati dell'ideogramma Rei.